Con nota pubblicata sul Portale dei Servizi Telematici di oggi 28 Marzo 2018, DGSIA comunica che è stata predisposta e sarà presto attiva una modifica degli schemi dei depositi telematici, grazie alla quale i soggetti abilitati esterni potranno  effettuare depositi multipli al fine di poter superare il limite della dimensione massima dei 30 Mb (limite che, peraltro, è già da tempo virtualmente superato, essendo possibile già oggi effettuare depositi di peso informatico complessivo ben maggiore).

La novità è costituita dall’attributo “complementare” che, come refuso di codice allo stato non funzionante, è già presente negli schemi xsd.

Il meccanismo di redazione della busta è compiutamente descritto in un documento del DGSIA (scaricabile da qui) e può essere così sintetizzato:

Se si prevede che le dimensioni fisiche in byte della busta superano i 30MB, la busta si potrà  suddividere in più buste di deposito. Si crea una prima busta (“deposito principale”) nella quale si inseriranno l’atto principale, il datiatto.xml e gli altri (eventuali) allegati obbligatori (NIR e PROCURA), mentre gli altri allegati, diversi da quelli obbligatori, possono essere depositati con una o più buste ulteriori (“depositi complementari”).

In fase di redazione della busta del deposito principale è necessario però indicare nell’indice busta (contenuto nel datiatto.xml)  tutti gli allegati da depositare, compresi quelli che si prevede di inviare inviati con i successivi depositi complementari, indicando per ciascun allegato se è presente nella busta principale oppure no: ciò avviene selezionando il campo “complementare” che verrà valorizzato come “true”, a significare proprio che gli allegati così contraddistinti saranno successivamente depositati con i depositi  concatenati.

Gli allegati che, invece, sono stati “fisicamente” inseriti nel deposito principale non avranno questo attributo. Nel formare le buste complementari, infine, l’indice busta dei depositi complementari sarà caratterizzato dal fatto che i documenti in esso indicati dovranno avere lo stesso ID indicato nell’atto principale.

Dettagli tecnici questi che saranno sicuramente più comprensibili una volta che i redattori saranno stati aggiornati.

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