E’ noto che, tra le funzioni assolte dalle firme elettroniche avanzate (e, quindi, anche dalle firme elettroniche qualificate e dalle firme digitali, che fanno parte del relativo insieme)  v’è quella di restare  “collegata ai dati sottoscritti in modo da consentire l’identificazione di ogni successiva modifica di tali dati” (art. 26, lett. d) Reg. Eidas e, prima del dlt 179/2016, dall’art. 1, lett q-bis del CAD.

In altri termini, un documento munito (almeno) di firma elettronica avanzata è sicuramente modificabile, ma la firma consente di risalire alle modifiche apportate. Tale caratteristica è integrata nella firma in formato PAdES che “implementa a funzione della gestione delle versioni (versioning): ogni versione successiva alla prima, contiene la versione integrale, non modificata, del documento precedente (comprese le firme digitali)” (cfr. documento “guida –  firme multiple” – Agid).

E’ altrettanto noto che col Provv. DGSIA 16/4/2014  il formato PAdES fece ingresso anche nel processo civile telematico e che da quasi due anni tutti i provvedimenti formati dai Magistrati attraverso Consolle Magistrato recano le firme in tale formato.

Quanto agli atti di parte, quasi tutti i redattori si sono adeguati e prevedono l’apposizione agli atti della firma PAdES in alternativa al formato CAdES (in SLpct è sufficiente selezionare il tipo di struttura nelle “impostazioni” del menu “File”)

2017-01-11_203618

Con particolare riferimento ai documenti presenti nei registri informatici del Ministero della Giustizia che presentino tale formato di firma, si ricorda che essi diventano mere “copie informatiche” nel momento in cui vengono modificate mercé l’apposizione delle segnature di protocollo (le scritte in blu recanti i dati del procedimento) e l’ormai celeberrima “coccardina”, segno grafico impropriamente rappresentativo della presenza della firma digitale.

In origine, quando il documento informatico (provvedimento o atto di parte che sia) da riversare nei registri informatici viene formato e firmato digitalmente, esso si presenta quindi privo delle predette aggiunte: a titolo esemplificativo, si vedano le immagini che seguono che riproducono il medesimo provvedimento estratto come duplicato e come copia:2017-01-11_184322 duplicato, e

2017-01-11_184306 copia informatica.

Si noti che, come premesso, che nel documento “duplicato” non sono presenti le scritte blu e non v’è ovviamente traccia della coccardina. E si noti pure che, per effetto delle modifiche apportate nel documento “copia”, Acrobat DC avverte che “almeno una delle firme non è valida“, e tanto in applicazione dell’art. 26, lett. d) del Reg. Eidas.

Orbene, per effetto del versioning, in applicazione di tale norma è possibile risalire al documento così come si presentava prima delle modifiche apportate dai sistemi informatici, vale a dire al duplicato. Vediamo come si procede nel concreto:

  1. Apriamo il documento estratto come copia informatica e clicchiamo su “pannello di firma”

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2. Una volta aperta la barra laterale, avremo l’elenco dei firmatari del documento, messi nell’esatto ordine in cui essi hanno apposto la propria firma. Nell’esempio, la sentenza è stata sottoscritta dal Giudice Relatore (Dr.ssa Arena), successivamente dal Presidente (Dr.ssa Casoria) ed infine dal Cancelliere, all’atto della pubblicazione:

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3.  Tutte e tre le firme risultano “rotte” dacché, come indicato nella voce successiva dell’elenco, tre pagine (ossia tutte) del documento sono state modificate:

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4. Vediamo a questo punto come fare, ad esempio, per risalire alla versione del documento qual era al momento in cui il Presidente del Tribunale l’ha firmato digitalmente. Clicchiamo sul segno “+” accanto alla firma “Rev. 2” apposta, come detto, dal Presidente: esploderà un menu l’ultima delle cui voci indicherà “Fare clic per visualizzare questa versione“:

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5. Clicchiamo su tale voce e si aprirà lo stesso documento, in cima al quale la barra delle firme in azzurro viene sostituita da una barra di colore beige, nella quale si legge che “la versione firmata correntemente è firmata“.

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6. Clicchiamo adesso su “File” e “Salva con nome” per salvare il documento in questa versione, per esempio, sul desktop, come da figure che seguono:

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7. Al termine, aprendo il documento, avremo modo di verificare che esso non presenta più né la firma del Cancelliere né scritte o coccardine varie.

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Abbiamo quindi estratto dal documento “copia informatica” la versione precedente di esso. Se avessimo scelto, al passaggio n. 4 la firma “Rev. 3”, ossia quella del Cancelliere, avremmo estratto il duplicato del documento, esattamente così com’è presente nei registri informatici del Tribunale.

 

 

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