In un articolo pubblicato su questo blog il 16 febbraio 2016 avevamo analizzato il caso di un deposito telematico, regolarmente accettato, nel quale atto.enc “pesava” circa 35 Mb, il che corrispondeva a poco meno di 42 Mb complessivi del messaggio pec del relativo invio: il limite di 30 Mb stabilito dall’art. 14, comma 3 del Provv. DGSIA 16/4/2014 (norma peraltro mal scritta in quanto riferita al “messaggio” e non alla busta atto.enc  in esso contenuta) era quindi già da ritenersi superato nei fatti, spostandosi l’asticella di atto.enc a circa 32 Mb come dimensione massima.

All’esito di alcune prove, avevamo anche ricostruito che il limite di 30 Mb si ricollegava, in realtà, al limite di capacità di ricezione di 48.234.496 byte (circa  46 Mb – cui corrisponde invero un atto.enc di poco meno di 35 Mb) della casella pec ministeriale, tant’è che un messaggio di poco superiore a tale valore veniva respinto:

peso massimo pec tribunale

Nel corso di un deposito eseguito ieri, 4 ottobre 2016, abbiamo appurato che anche quel limite accertato a febbraio scorso è stato superato: tale deposito ha infatti generato un messaggio di esito dei controlli automatici positivo con un atto.enc di circa 36,6 Mb contenuto in un messaggio di poco superiore ai 50 Mb, come appare chiaro dalle immagini sotto riprodotte:

Alla luce di tale nuova realtà tecnica, appare ormai evidente che la norma di cui all’art. 14 del Provvedimento DGSIA del 16/4/2014 meriti un aggiornamento, se non altro per avere certezza circa i nuovi limiti di peso informatico delle buste di deposito: ovviamente, il suggerimento per il Colleghi resta quello di evitare buste eccessivamente pesanti, avendo cura nelle scansioni di selezionare una bassa risoluzione (150 x 150 dpi), preferendo il “bianco e nero” ai toni di grigio o, peggio, al colore.

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