Si segnala la recente pronuncia della Corte Costituzionale (sent. 146 del 16/6/2016) che, nel dichiarare non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 15, comma terzo, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell’amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa), come sostituito dall’art. 17, comma 1, lettera “a”, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, afferma in parte motiva l’importante principio secondo cui quello delle notificazioni telematiche costituisce

un sistema che presuppone il corretto operare della disciplina complessiva che regola le comunicazioni telematiche da parte dell’ufficio giudiziario e che, come tale, consente di giungere ad una conoscibilità effettiva dell’atto da notificare, in modo sostanzialmente equipollente a quella conseguibile con i meccanismi ordinari (ufficiale giudiziario e agente postale)“.

Pur mancando ancora un tassello per l’equiparazione delle notificazioni telematiche a quelle per le quali la legge richiede la consegna a mani proprie (art. 660 c.p.c.), con tale pronuncia resta definitivamente sopito qualunque dibattito sulla conoscibilità effettiva derivante dalle notificazioni a mezzo della posta elettronica certificata, ivi inlcuse quelle eseguite dall’Avvocato ai sensi del’art. 3-bis, L. 53/94.

Un grazie all’avv. Stefano Bogini  per la segnalazione.

 

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