D: Buongiorno,  può essere valida la notifica di un’opposizione a decreto ingiuntivo ad un indirizzo PEC diverso da quello indicato sul ricorso per DI che è stato notificato. Tale indirizzo, infatti, non è presente in alcun Registro Pubblico e sia dal REGINDE sia dal sito dell’Ordine degli avvocati di appartenenza del difensore destinatario ne risulta uno diverso.

R: Per quanto possa apparire singolare, l’indicazione dell’indirizzo p.e.c. negli atti giudiziari – peraltro non più necessaria ai sensi dell’art. 45 bis del Decreto Legge 24 giugno 2014, n. 90  – non è utile all’avversario che esegua una notificazione telematica in proprio ai sensi dell’art. 3 bis L. 53/1994. Per tali notificazioni, le uniche “fonti” utilizzabili per l’individuazione di tali dati sono costituite infatti, per l’esecuzione di notifiche ad Avvocati, dal RegInde e da Inipec (cfr. art. 16-ter  DL 179/2012: “A decorrere dal 15 dicembre 2013, ai fini della notificazione e comunicazione degli atti in materia civile, penale, amministrativa e stragiudiziale si intendono per pubblici elenchi quelli previsti dagli articoli 4 e 16, comma 12, del presente decreto; dall’articolo 16, comma 6, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, dall’articolo 6-bis del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, nonche’ il registro generale degli indirizzi elettronici, gestito dal ministero della giustizia“)

Peraltro, lo stesso art. 3 bis L. 53/1994, nella parte in cui impone l’indicazione in relata (lettera f del coma 5) “l’indicazione dell’elenco da cui il predetto indirizzo è stato estratto“, implicitamente vieta di notificare ad un indirizzo diverso da quello risultante da pubblici registri.

Ne consegue che l’indicazione negli atti giudiziari di un indirizzo pec diverso da quello iscritto nel RegInde o in INIPEC non è utile ai fini dell’esecuzione delle notificazioni telematiche in proprio.