D: il Tribunale ha dichiarato esecutivo ex art. 647 c.p.c. un decreto ingiuntivo notificato alla società debitrice  in duplicato informatico a mezzo pec.
Ora devo far apporre sul decreto ingiuntivo la formula esecutiva dalla Cancelleria.
Le domande sono:
1. Cosa porto in cancelleria e con quali eventuali attestazioni di conformità?
2. La legge mi consente di  attestare la conformità delle copie cartacee ai rispettivi duplicati informatici presenti nei registri di cancelleria?
Mi sembra che l’art. 16, comma 9 bis L. 221/2012 non sia molto chiaro sul punto.
3. E’ sufficiente portare in cancelleria, ai fini della apposizione della formula esecutiva, la copia cartacea di ricorso, procura e decreto o devo stampare anche il messaggio pec con le relative ricevute di accettazione e consegna?
Se così fosse, verrebbe fuori un plico con diverse attestazioni di conformità, una per gli atti estratti dal fascicolo informatico (ricorso, procura e decreto) e una per i messaggi pec di notifica.
4. Come va fatta l’attestazione di conformità sulla stampa dei messaggi pec di notifica del decreto ingiuntivo?


R: Fino alla seconda metà del 2014  – ovvero fino al momento in cui  non ci si è dovuti porre il problema dell’utilizzo della notifica ex art. 3 bis L. 53/1994 effettuata mediante l’utilizzo di copie estratte dai registri informatici ai sensi dell’art. 16 bis, comma 9 bis, DL 179/2012, introdotto dall’art. 52 DL 90/2014  – l’apposizione della formula esecutiva sui decreti ingiuntivi si svolgeva secondo la prassi consolidata che prevedeva la consegna della copia notificata del decreto al cancelliere e l’apposizione della formula all’esito delle verifiche del caso e della trasmissione del provvedimento all’Agenzia delle Entrate per la liquidazione dell’imposta di registro.

Ciò accadeva, vale sottolinearlo, sia per il caso in cui il decreto fosse stato notificato ordinariamente a mezzo ufficiale giudiziario, sia per il caso in cui alla notifica avesse provveduto in proprio l’Avvocato a mezzo raccomandata a.r. ai sensi della stessa L. 53/1994.

Per uno strano meccanismo psicologico, pur essendo stata sancita l’assoluta gratuità dell’estrazione delle copie “ad uso notifica” di cui al citato art. 52 DL 90/2014, a molti non pareva vero che si potesse utilizzare anche la copia conforme, così ottenuta gratuitamente, ai fini dell’apposizione della formula esecutiva, per di più all’esito di una notificazione effettuata a mezzo posta certificata e, quindi, anch’essa in esenzione di spese borsuali.

Ecco che si sono sollevate le prime obiezioni e si è invocata un’interpretazione restrittiva dell’art. 153 disp. att. c.p.c. secondo cui

“(1) Il cancelliere rilascia la copia in forma esecutiva a norma dell’articolo 475 del codice quando la sentenza o il provvedimento del giudice è formalmente perfetta. La copia deve essere munita del sigillo della cancelleria. (2) La copia in forma esecutiva degli atti ricevuti da notaio o da altro pubblico ufficiale deve essere munita del sigillo del notaio o dell’ufficio al quale appartiene l’ufficiale pubblico.” .

Si è detto, facendo immotivata distinzione tra l’ipotesi in cui l’Avvocato presentasse per l’apposizione della formula un decreto notificato a mezzo UNEP oppure la copia analogica di quello, invece, notificato ai sensi dell’art. 3 bis L. 53/1994, che in tale seconda ipotesi, ottenuto il decreto di esecutorietà, si dovesse far richiesta al Cancelliere di una copia esecutiva con correlativo versamento dei diritti di cancelleria ed attesa dei tempi talvolta biblici per il relativo rilascio.

Tale conclusione sarebbe confortata, a detta dei sostenitori di tale tesi, dal paragrafo 11 della Circolare DAG 23.10.2015: in tale documento, il Direttore Generale, nel domandarsi se “sia possibile per il difensore provvedere in autonomia all’estrazione di copia ed alla sua autenticazione, rivolgendosi alla cancelleria solo per l’apposizione della formula esecutiva, con conseguente esonero dal versamento di qualsiasi diritto” ha ritenuto che  tale  “modalità operativa debba essere esclusa, alla luce di quanto disposto dall’art. 153 disp. att. c.p.c. – norma che non è stata interessata da alcuna recente modifica – che mantiene in capo alla cancelliere l’attività di rilascio della copia in forma esecutiva ex art. 475 c.p.c.“.

Si ricorda, peraltro, che  la prassi indiscussa fino alla seconda metà del 2014 traeva origine dall’art. 654 c.p.c., secondo cui

L’esecutorietà non disposta con la sentenza o con l’ordinanza di cui all’articolo precedente è conferita con decreto del giudice che ha pronunciato l’ingiunzione scritto in calce all’originale del decreto di ingiunzione. Ai fini dell’esecuzione non occorre una nuova notificazione del decreto esecutivo; ma nel precetto deve farsi menzione del provvedimento che ha disposto l’esecutorietà e dell’apposizione della formula“.

Non essendo necessaria una nuova notifica del d.i. dichiarato esecutivo, dovendosi nel precetto fare sia menzione del provvedimento che  disposto l’esecutorietà sia, ai sensi dell’art. 480 c.p.c., della data di notifica del titolo (oggetto di successiva verifica da parte del Giudice dell’Esecuzione) e, infine, non essendovi alcuna norma che consentisse (e men che meno, obbligasse)  il cancelliere a trattenere la copia notificata del decreto ingiuntivo esibito per la concessione dell’esecutorietà, pareva e pare logico che il Cancelliere apponesse la formula sulla stessa copia già adoperata come “originale” per la notifica e di seguito alla relazione redatta dall’Ufficiale Giudiziario o dall’Avvocato per la notifica in proprio a mezzo raccomandata.

Alla luce di tali considerazioni, la Dirigenza amministrativa di molti Tribunali interpreta il paragrafo 11 della ricordata Circolare del 23.10.2015 nel senso che essa si riferisca alle sole copie delle sentenze e degli altri titoli esecutivi diversi dai decreti ingiuntivi, i soli per i quali sussistono le ricordate esigenze di documentazione della data di notifica del titolo esecutivo e la non necessità della nuova notifica  ex art. 654 c.p.c.

Nel caso di notifica via PEC di un decreto ingiuntivo (sempre che la Dirigenza amministrativa del Tribunale interessato sia sia orientata nei sensi poc’anzi detti), occorre pertanto consegnare al Cancelliere la copia analogica del decreto ingiuntivo notificato a mezzo pec estratta ai sensi dell’art. 9, comma 1 ter ed 1 bis, L. 53/94 e quindi: la stampa del ricorso, della procura, del decreto, della relata di notifica ex art. 3 bis L. 53/94, del messaggio di invio, della ricevuta di accettazione e della ricevuta di avvenuta consegna, documenti tutti tra essi spillati ed uniti mediante timbro di congiunzione, chiusa dalla prescritta attestazione di conformità che trovi, come modello, in questo blog nella pagina “modelli”.

Infine, per rispondere al quesito specifico, la stampa di un duplicato informatico è una copia analogica, al pari della stampa della copia informatica per quanto il duplicato sia privo delle indicazioni di protocollo scritte in blu, che andranno semplicemente integrate da una indicazione ad hoc fatta nell’attestazione di conformità.