di Stefano Bogini – Avvocato del Foro di Perugia (CSPT)

Pubblicato su cspt.pro

Il DL 27/06/2015, n° 83, convertito con modificazioni nella L. 06/08/2015, n° 132 ha aperto la strada al deposito telematico dei ricorsi ex art. 3 L. 89/2001, c.d. legge Pinto.

Inserendo il comma 1-bis nell’art. 16-bis del DL 179/2012, il legislatore ha dato la possibilità di depositare telematicamente (risolvendo i problemi posti dall’art. 35 DM 44/2011) gli atti diversi da quelli previsti dal comma 1 (che prevede l’esclusività del deposito telematico di atti e documenti a cura -fra gli altri- dei difensori delle parti precedentemente costituite).

La novità è particolarmente utile, visto che i ricorsi ex Legge Pinto devono essere depositati al presidente della corte d’appello di un distretto diverso da quello ove si è svolto il procedimento di durata non ragionevole.

Le modifiche apportate alla Legge Pinto dal DL 22/06/2012, n° 83, convertito nella L. 07/08/2012, n° 134, hanno ristrutturato il procedimento rendendolo simile ad un monitorio e, quindi, particolarmente adatto ad essere introdotto con modalità telematiche.

Un’altra novità introdotta dal DL 83/2015 consente di superare agevolmente anche i problemi che potrebbero sorgere in relazione all’esigenza che il ricorrente depositi, insieme al ricorso, “copia autentica” degli atti di parte, dei verbali di causa, dei provvedimenti del giudice e del provvedimento che ha definito il giudizio.

L’art. 19 del DL 83/2015, infatti, ha introdotto, nel DL 179/2012, anche l’art. 16-decies, che consente al difensore che depositi con modalità telematiche, di attestare la conformità della copia informatica, anche per immagine, “di un atto processuale di parte o di un provvedimento del giudice formato su supporto analogico e detenuto in originale o in copia conforme”.

Quindi, il difensore che voglia depositare con modalità telematiche il proprio ricorso ex Legge Pinto dovrà creare l’atto introduttivo con le stesse modalità che userebbe nell’ipotesi di procedimento monitorio e, dopo aver ottenuto dalla cancelleria la copia conforme analogica degli atti e provvedimenti di cui sopra (art. 3, comma 3, L 89/2001), li allegherà alla busta previa scansione degli stessi e attestazione di conformità dei files così ottenuti. Ovviamente, nelle ipotesi in cui atti e provvedimenti siano già contenuti nel fascicolo informatico, l’avvocato provvederà a prelevarli dal Polisweb, attestando la conformità dei files così ottenuti, ai sensi degli artt. 16-bis, comma 9-bis e 16 undecies DL 179/2012 (ringrazio l’Avv. Fabrizio Testa per l’osservazione).

Vista la qualità di pubblico ufficiale attribuita al difensore in tutte le ipotesi in cui procede alle attestazioni di conformità (art. 16-undecies, comma 3-bis, DL 179/2012, anch’esso introdotto dall’art. 19 DL 83/2015), le copie informatiche per immagine, attestate conformi alle copie autentiche analogiche dallo stesso “detenute”, dovrebbero (devono) essere sufficienti a soddisfare le esigenze (di cassa) di cui all’art. 3, comma 3, L 89/2001. Analogamente nel caso di copie informatiche di atti e provvedimenti già presenti nel fascicolo informatico.

Dette esigenze potrebbero, invece, essere frustrate, nel futuro, nel momento in cui i procedimenti di durata non ragionevole (auspicabilmente in sensibile diminuzione prospettica) riguardassero fascicoli completamente informatizzati e conservati nel rispetto della normativa dettata allo scopo (su cui l’Avv. Giuseppe Vitrani https://youtu.be/d622-Vum3Yk). Ove il sistema di conservazione venga messo a punto con il rispetto della relativa normativa, i fascicoli potrebbero transitare da un ufficio giudiziario all’altro, consentendo di sostituire il deposito telematico delle copie autentiche, con quello del pacchetto contenente l’intero fascicolo processuale informatico, così da fornire al giudice della Legge Pinto un’informazione di prima mano.

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