Si pubblica il testo dell’ordinanza del Tribunale di Bologna del 22.10.2015 (est. dr. Giunta – fonte http://www.giuraemilia.it) – scaricabile da qui,  che costituisce uno dei primi riferimenti giurisprudenziali sulle attestazioni di conformità ex art. 16 undecies DL 179/2012, norma notoriamente introdotta dall’art. 19 DL 83/2015 convertito in L. 132/2015.

Il provvedimento  prende in esame, in particolare, l’eccezione del debitore esecutato-opponente secondo il quale il creditore procedente aveva “depositato con l’iscrizione a ruolo gli atti di cui all’art. 543, comma terzo, c.p.c. non correttamente autenticati ai sensi del secondo comma della disposizione summenzionata“.

Al riguardo, “il Tribunale di Bologna rileva che  il secondo comma della citata disposizione nulla prevede in ordine ad eventuali decadenze o preclusioni processuali”: vale la pena osservare che il riferimento  a detto “secondo comma” pare riferito, nella struttura motivazionale, non all’art. 543 c.p.c. ma all’art. 16 undecies DL 179/2012, come si evince dal successivo passaggio dell’ordinanza in cui la stessa continua nella disamina di tale ultima norma, osservando «che, ai sensi del terzo comma del predetto articolo, l’attestazione di conformità può alternativamente essere apposta su un documento informatico separato e che, allo stato, non sono state ancora emanate ” le specifiche tecniche stabilite dal responsabile per i sistemi informativi automatizzati del Ministero della giustizia”».

Da tali premesse, il Tribunale fa discendere che dalla pur riscontrata violazione dell’art. 16 undecies non è derivata alcuna lesione nei confronti del diritto di difesa e, osservato che il creditore aveva esibito gli originali (analogici) dell’atto di precetto dell’atto di pignoramento e del titolo consentendo al Giudice di verificare la conformità di detti documenti con quelli depositati in via telematica, lo invita a “regolarizzare l’attestazione di conformità degli atti depositati dal creditore procedente, secondo quanto previsto dalla normativa vigente” , respingendo la richiesta di sospensione del procedimento.

Pur ritenendo pregevole l’interpretazione del Giudice di Bologna sotto il profilo dell’applicazione dei principi generali del processo esecutivo, che mira alla realizzazione concreta del diritto la cui esistenza è accertata nel titolo, l’ordinanza non appare impeccabile nell’individuazione della pur prevista sanzione per l’irregolarità riscontrata.

In realtà, le sanzioni connesse  alle irregolarità nelle attestazioni di conformità non vanno ricercate nella norma, l’art. 16 undecies DL 179/2012, con cui il Legislatore ha tentato di unificarne la disciplina formale nel processo telematico, emancipandola dai tecnicismi delle regole ex dpcm 13.11.2014. L’apparato sanzionatorio, che esiste, resta invero frammentato nelle varie norme che via via si sono succedute prevedendo in capo all’Avvocato (o ad altri soggetti esterni del pct) i poteri di autentica: sicché, per esempio, con la modifica dell’art. 3 bis L. 53/94 e l’introduzione in esso del riferimento all’art. 16 undecies  DL 179/2012, l’erronea attestazione di conformità della copia informatica all’originale analogico, fatta ai sensi di detta norma si traduce in nullità ai sensi dell’art. 11  L. cit..

E, per tornare al pignoramento presso terzi oggetto dell’ordinanza qui in commento, l’art. 543 c.p.c., dopo aver stabilito  che “Il creditore deve depositare nella cancelleria del tribunale competente per l’esecuzione la nota di iscrizione a ruolo, con copie conformi dell’atto di citazione, del titolo esecutivo e del precetto, entro trenta giorni dalla consegna. La conformità di tali copie è attestata dall’avvocato del creditore ai soli fini del presente articolo”, prevede poco dopo che “Il pignoramento perde efficacia quando la nota di iscrizione a ruolo e le copie degli atti di cui al secondo periodo sono depositate oltre il termine di trenta giorni dalla consegna al creditore“, laddove le “copie degli atti di cui al secondo periodo” sono esattamente quelle autenticate dal Difensore.

In altri termini, da una lettura rigorosa dell’art. 543, comma 4, c.p.c. (e delle omologhe norme in materia di pignoramento mobiliare ed immobiliare) discende che il vizio (o la mancanza) dell’attestazione di conformità determina inefficacia del pignoramento ogni volta che non siano depositate nel termine ivi prescritto le “copie” (conformi) di cui al “primo periodo ” della norma stessa.

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