LA RICERCA DEI BENI DA PIGNORARE EX ART. 492 BIS C.P.C. IN ATTESA DEL DECRETO MINISTERIALE EX ART. 155 QUATER DISP. ATT. C.P.C.

di Roberto Arcella e Stefano Baldoni

Prima dell’entrata in vigore dell’art. 492 bis cpc,  l’art. 492, comma 7,  c.p.c. (nel testo risultante dalla riforma ex L. 1 marzo 2006 n. 52) prevedeva un procedimento finalizzato alla ricerca dei beni d pignorare: qualora il pignoramento fosse risultato infruttuoso o incapiente,  l’Ufficiale giudiziario, se richiesto dal creditore, poteva ricercare beni da sottoporre ad esecuzione con apposita richiesta ai gestori dell’anagrafe tributaria e/o di altre banche dati pubbliche.  Si trattava quindi non di accesso diretto dell’ufficiale giudiziario alle banche dati pubbliche, poiché era previsto che l’ufficiale giudiziario attingesse indirettamente le notizie necessarie mediante la collaborazione dei gestori delle predette banche dati cui doveva avanzare apposita domanda.

Il d.l. 12 settembre 2014, n. 132  ha introdotto una nuova forma di ricerca dei beni che si distingue in modo radicale dalla precedente: abrogato l’art. 492 comma 7 c.p.c., è stato introdotto l’art. 492 bis c.p.c. (“ricerca con modalità telematiche dei beni da pignorare”). La più evidente novità della nuova norma rispetto alla precedente attiene al momento in cui la ricerca può essere effettuata perché essa, infatti, di regola precede ora il tentativo di espropriazione.

Il procedimento muove da un’istanza del creditore che richiede al Giudice di autorizzare la ricerca dei beni da pignorare mediante accesso telematico dell’Ufficiale Giudiziario alle banche dati. Tale accesso, tuttavia, dovrà essere regolamentato, ai sensi dell’art. 155 quater disp. att. c.p.c., da un decreto del Ministro della giustizia, da adottarsi di concerto con il Ministro dell’interno e con il Ministro dell’economia e delle Finanze e sentito il Garante per la protezione dei dati personali, che dovrà individuare “i casi, i limiti e le modalità di esercizio della facoltà di accesso alle banche dati di cui al secondo comma dell’articolo 492-bis del codice, nonché le modalità di trattamento e conservazione dei dati e le cautele a tutela della riservatezza dei debitori. Con il medesimo decreto sono individuate le ulteriori banche dati delle pubbliche amministrazioni o alle quali le stesse possono accedere, che l’ufficiale giudiziario può interrogare tramite collegamento telematico diretto o mediante richiesta al titolare dei dati”.

Intanto va segnalato che sulla norma è intervenuto il recente DL 83/2015 che ha modificato i commi 2 e 3 dell’art. 492 bis c.p.c., la cui formulazione è ora la seguente:

Fermo quanto previsto dalle disposizioni in materia di accesso ai dati e alle informazioni degli archivi automatizzati del Centro elaborazione dati istituito presso il Ministero dell’interno ai sensi dell’articolo 8 della legge 1° aprile 1981, n. 121, con l’autorizzazione di cui al primo comma il presidente del tribunale o un giudice da lui delegato dispone che l’ufficiale giudiziario acceda mediante collegamento telematico diretto ai dati contenuti nelle banche dati delle pubbliche amministrazioni o alle quali le stesse possono accedere e, in particolare, nell’anagrafe tributaria, compreso l’archivio dei rapporti finanziari, nel pubblico registro automobilistico e in quelle degli enti previdenziali, per l’acquisizione di tutte le informazioni rilevanti per l’individuazione di cose e crediti da sottoporre ad esecuzione, comprese quelle relative ai rapporti intrattenuti dal debitore con istituti di credito e datori di lavoro o committenti. Terminate le operazioni l’ufficiale giudiziario redige un unico processo verbale nel quale indica tutte le banche dati interrogate e le relative risultanze. L’ufficiale giudiziario procede a pignoramento munito del titolo esecutivo e del precetto, anche acquisendone copia dal fascicolo informatico. Nel caso di cui al primo comma, quarto periodo il precetto è consegnato o trasmesso all’ufficiale giudiziario prima che si proceda al pignoramento.

Se l’accesso ha consentito di individuare cose che si trovano in luoghi appartenenti al debitore compresi nel territorio di competenza dell’ufficiale giudiziario, quest’ultimo accede agli stessi per provvedere d’ufficio agli adempimenti di cui agli articoli 517, 518 e 520. Se i luoghi non sono compresi nel territorio di competenza di cui al periodo precedente, copia autentica del verbale è rilasciata al creditore che, entro dieci giorni dal rilascio a pena d’inefficacia della richiesta, la presenta, unitamente all’istanza per gli adempimenti di cui agli articoli 517, 518 e 520, all’ufficiale giudiziario territorialmente competente.”

Come detto, l’art. 155 quater disp. att. cpc non risulta ancora attuato.

E pertanto, in via transitoria, l’art. 155 quinquies disp. att. c.p.c.  prevede che il creditore procedente, previa autorizzazione a norma dell’articolo 492-bis, primo comma, del codice, possa ottenere dai gestori delle banche dati previste dal predetto articolo e dall’articolo 155-quater di queste disposizioni le informazioni nelle stesse contenute.

L’istanza  di cui all’art.  492 bis co. 1 c.p.c. “deve contenere l’indicazione dell’indirizzo di posta elettronica ordinaria ed il numero di fax del difensore nonché, ai fini dell’art. 547 c.p.c., dell’indirizzo di posta elettronica certificata”.  Essa deve altresì essere accompagnata dal versamento del contributo unificato: l’art. 13 co. 1 quinquies ne stabilisce la misura (euro 43) e l’art. 14 co. 1 bis prescrive che tale contributo unificato debba essere corrisposto contestualmente alla presentazione dell’istanza di autorizzazione all’accesso alle banche dati.

Tali banche dati sono:  1) Anagrafe tributaria, compreso l’archivio dei rapporti finanziari. 2) Pubblico Registro Automobilistico; 3) Banche dati degli enti di previdenza. 4) Le ulteriori banche dati di cui al decreto di attuazione del Ministero della Giustizia.

L’archivio dei rapporti finanziari è l’archivio dei dati obbligatoriamente comunicati all’anagrafe tributaria, ai sensi dell’art. 7 del Decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605: dagli enti pubblici, dalle aziende e dalle banche e da altri soggetti.: in particolare, si ricorda che è fatto obbligo alle banche, alla società Poste italiane Spa e ad ogni altro operatore finanziario di rilevare e tenere in evidenza i dati identificativi, compreso il codice fiscale, di ogni soggetto che intrattenga con loro qualsiasi rapporto o effettui per conto proprio ovvero per conto o a nome di terzi, qualsiasi operazione di natura finanziaria ad esclusione di quelle effettuate tramite bollettino di conto corrente postale per un importo unitario inferiore a 1.500 Euro (la “sezione di cui all’articolo 7, sesto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605” di cui all’art. 155 bis disp. att. c.p.c.).

Dopo alcune titubanze (secondo alcuni interpreti la domanda ex art. 492 bis poteva essere depositata solo cartaceamente), è generalmente ammesso il deposito dell’istanza in via telematica, ancorché il codice generico del procedimento potrà creare in prospettiva non pochi problemi in punto di raccolta di dati statistici.

Va ancora segnalata una notevole oscillazione della Giurisprudenza in ordine all’ammissibilità di siffatta istanza. Tra le tante, propendono per l’ AMMISSIBILITA’ delle ricerche telematiche:

Ordinanza, Tribunale di Pavia, Dott. Balba, 25-02-2015

Ordinanza, Tribunale Mantova, dott.ssa Laura De Simone, 03-02-2015

Ordinanza, Tribunale Napoli Nord, dott. Caria, 24-12-2014;

Ordinanza, Tribunale Napoli, Pres. Azzariti Fumaroli Francesco Saverio, 02-04-2015

Ritengono invece l’INAMMISSIBILITA’ di siffatte istanze:

Ordinanza, Tribunale Vicenza, 19.03.2015

Ordinanza, Tribunale di Modena, 30.01.2015

Comunicazione, Tribunale di Novara, 21.01.2015;

Comunicazione, Tribunale di Cremona

L’istanza – per l’esercizio delle facoltà transitoriamente riconosciute al creditore procedente senza l’intervento dell’U.G. –  può essere formulata sulla falsariga che segue:

AL PRESIDENTE DEL TRIBUNALE DI ……………

RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE ALLA RICERCA DEI BENI EX ART. 492 BIS

………………………… , elettivamente domiciliato in ………………….. presso lo studio dell’avv………………….., indirizzo di posta elettronica certificata ……………………, indirizzo di posta elettronica ordinaria ……………………………….., dal quale è rappresentato e difeso come da procura……..

 premesso che l’istante è creditore di  …………………………  della somma di …………… per sorta capitale oltre interessi ……………  ;

premesso che il titolo esecutivo è costituito da….. e che esso, munito di formula esecutiva, è stata notificato in data …………… e che in data …………… è stato notificato atto di precetto;

considerato che è decorso il termine dilatorio concesso col precetto e che il debitore non ha adempiuto; considerato che occorre procedere ad espropriazione forzata nei confronti del proprio debitore e, all’uopo, che siano preventivamente individuati i suoi beni,

CHIEDE

che gli venga concessa l’autorizzazione ad effettuare la ricerca dei beni del debitore, ai sensi dell’art. 492 bis c.p.c., mediante richiesta ai gestori delle banche dati delle pubbliche amministrazioni (o delle banche dati alle quali le pubbliche amministrazioni possono accedere) menzionate dal predetto art. 492 bis c.p.c. rappresentando che, allo stato, l’accesso diretto dell’ufficiale giudiziario con modalità telematiche alle predette banche dati non può essere disposto poiché non risulta emanato il decreto ministeriale previsto dall’art. 155 quater disp. att. c.p.c.

Con osservanza

Luogo e data

Allegati: copia del t.e. e del precetto.

firma

DEPOSITO TELEMATICO

Si tratta di un atto introduttivo, sceglieremo dunque nel registro “Volontaria Giurisdizione” compilando tutti i campi necessari (fig. 1).

492_01

Nella schermata successiva inseriremo come oggetto il codice 400999 (altri istituti camerali e di volontaria giurisdizione) come visibile in fig. 2.

492_02

Andrà poi allegato il contributo unificato. Tra gli allegati da inserire figurano inoltre il titolo esecutivo e il precetto notificato, l’atto principale da impostare sarà la richiesta ex art. 492 bis, chiaramente in pdf nativo.

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