Sono già diffusamente note, nonostante i pochissimi giorni trascorsi dall’entrata in vigore della Legge n. 132/2015, le novità che la conversione del DL 83/2015 ha introdotto, inter alia, nell’ambito del processo civile telematico a decorrere dal 21 Agosto scorso.   

Nate sotto la spinta dell’Avvocatura, che ha a lungo invocato la possibilità di depositare in forma telematica i c.d. “introduttivi”, e sotto gli auspici di una reductio ad unum delle svariate disposizioni relative alle attestazioni di conformità, le norme introdotte dall’art. 19 della L. 132/2015 hanno immediatamente destato notevoli perplessità e difficoltà interpretative, dapprima nella versione provvisoria contenuta nell’omologa norma del decreto d’urgenza, e successivamente negli emendamenti approvati con la legge di conversione.

Se un plauso incondizionato merita il comma 1 bis dell’art. 16 bis DL 179/2012 che garantisce, dal 27/6/2015 la facoltà di depositare telematicamente anche gli atti introduttivi, sia in Tribunale che in Corte d’Appello (dal 30.6.2015); se analogo merito va riconosciuto alla Legge di conversione che ha eliminato del richiamo al “rispetto della normativa anche regolamentare concernente la sottoscrizione, trasmissione e ricezione dei documenti informatici”, sostituto nella legge di conversione dalla frase “con le modalità previste dalla normativa anche regolamentare concernente la sottoscrizione, trasmissione e ricezione dei documenti informatici” (così facendo giustizia della tesi di chi aveva sostenuto, all’indomani del DL 83/2015, che nulla era cambiato rispetto al passato essendosi la norma limitata ad affermare ancora una volta l’operatività dell’odiato art. 35 DM 44/2011, per cui la fattibilità dei depositi telematici dei c.d. “introduttivi” era comunque subordinata all’emanazione dei decreti DGSIA ad hoc), a mio modo di vedere la norma sulle attestazioni di conformità (art. 16 undecies del DL 179/2012) poteva senz’altro essere scritta meglio.

La norma in esame dispone, nella stesura definitiva in vigore dal 21/8/2015, che

1. Quando l’attestazione di conformita’ prevista dalle disposizioni della presente sezione, dal codice di procedura civile e dalla legge 21 gennaio 1994, n. 53, si riferisce ad una copia analogica, l’attestazione stessa e’ apposta in calce o a margine della copia o su foglio separato, che sia pero’ congiunto materialmente alla medesima.

  2. Quando l’attestazione di conformita’ si riferisce ad una copia informatica, l’attestazione stessa e’ apposta nel medesimo documento informatico.

  3. Nel caso previsto dal comma 2, l’attestazione di conformita’ puo’ alternativamente essere apposta su un documento informatico separato e l’individuazione della copia cui si riferisce ha luogo esclusivamente secondo le modalita’ stabilite nelle specifiche tecniche stabilite dal responsabile per i sistemi informativi automatizzati del Ministero della giustizia. Se la copia informatica e’ destinata alla notifica, l’attestazione di conformita’ e’ inserita nella relazione di notificazione.

3-bis. I soggetti di cui all’articolo 16-decies, comma 1, che compiono le attestazioni di conformita’ previste dalle disposizioni della presente sezione, dal codice di procedura civile e dalla legge 21 gennaio 1994, n. 53, sono considerati pubblici ufficiali ad ogni effetto”.

Fin qui nessun problema apparente: anzi, il Legislatore è finanche apparso premurarsi (nelle intenzioni), al comma 3, di dichiarare che le attestazioni di conformità debbano seguire “esclusivamente” le modalità dettate dalle specifiche tecniche dettate dal DGSIA (e non anche, quindi, le odiate regole di cui al dpcm 13.11.2014, con buona pace di impronte hash e riferimenti temporali).

I problemi pratici, però, sono venuti immediatamente alla luce laddove, al comma successivo dello stesso art. 19, è stato modificato il comma 2 dell’art. 3 bis L. 53/1994, il quale recita ora:

“Quando l’atto da notificarsi non consiste in un documento informatico, l’avvocato provvede ad estrarre copia informatica dell’atto formato su supporto analogico, attestandone la conformita’ con le modalita’ previste dall’articolo 16-undecies del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221”.

Come già prontamente segnalato dai Colleghi Maurizio Reale (M. REALE – “I poteri di autentica dei Difensori” http://ilprocessotelematico.webnode.it/i-poteri-di-autentica-dei-difensori/”e Nicola Gargano (N. GARGANO – Le novità nel PCT contenute nella legge di conversione del d.l. n. 83/2015 (http://www.dirittoegiustizia.it/news/8/0000075029/Le_novita_nel_PCT_contenute_nella_legge_di_conversione_del_d_l_n_83_20)
), il sillogismo normativo così creato apparirebbe (allo stato e sino all’emanazione delle specifiche tecniche richiamate dalla norma ex art. 16 undecies) impediente dell’esecuzione di notifiche via p.e.c. di atti originariamente analogici.  

Ed infatti:

– posto che l’attestazione di conformità per le notificazioni ex art. 3 bis L. 53/94 deve essere contenuta necessariamente in un documento separato qual è la relata di notifica;

– posto che per le attestazioni di conformità fatte su documento informatico separato “l’individuazione della copia cui si riferisce ha luogo esclusivamente secondo le modalita’ stabilite nelle specifiche tecniche stabilite dal responsabile per i sistemi informativi automatizzati del Ministero della giustizia”;

– constatato che il Provvedimento del 16/4/2014 non contiene alcuna specifica al riguardo e che pertanto non si può che attendere un aggiornamento delle stesse ai fini della completa operatività della norma ex art. 3 bis L. 53/94

dal 21/8/2015 non sembra più possibile notificare copie digitali di originali analogici ma solo originali o duplicati informatici.

Taluno si è spinto oltre, affermando che non sarebbe possibile eseguire notificazioni di atti in originale digitale (es. citazione) che accludano la copia scansionata della procura ad litem, essendo anch’essa abbisognevole dell’attestazione di conformità: al riguardo, ritengo che tale tesi sia infondata, dacché l’art. 83 cpc prevede una particolare forma di autentica, eseguita con la sola apposizione della firma digitale sulla copia informatica del documento digitale, mentre l’art. 18 DM 44/2011 contiene già una specifica regola per la procura che “…si considera apposta in calce all’atto cui si riferisce quando e’ rilasciata su documento informatico separato allegato al messaggio di posta elettronica certificata mediante il quale l’atto e’ notificato. La disposizione di cui al periodo precedente si applica anche quando la procura alle liti e’ rilasciata su foglio separato del quale e’ estratta copia informatica, anche per immagine”: in altri termini, non è necessario (e non lo era neanche prima del 21/8/2015) che la relata di notifica contenga alcuna dichiarazione di conformità della procura. 

Data per scontata tale (allo stato unanime) linea interpretativa, ritengo utile esporre alcune mie brevi riflessioni, che mitigano il rigore delle ricordate conclusioni. 

Va intanto sottolineato che, come accennato, l’intento del Legislatore di sganciare le attestazioni di conformità dell’Avvocato e degli Ausiliari del Giudice dal ginepraio alfanumerico delle impronte informatiche previste dagli artt. 4 e 6 del dpcm 13/11/2014 è a mio modo di vedere affetto da una svista notevole.

Giova premettere, infatti, che la tecnica legislativa prescelta per il processo telematico (coerente con quella del CAD), è stata quella di affidare i principi quadro generali ad una norma di rango primario (dapprima il dpr 123/2001 e poi l’art. 4 DL 193/2009, per giungere infine agli artt. 16 e ss. del DL 179/2012 con le modifiche poi apportate dai successivi DL 90/2014 e 83/2015, solo per citare le più rilevanti), delegando l’emanazione delle regole tecniche ad un decreto ministeriale (il DM 44/2011) emesso in forma del ricordato art. 4 del DL 193/2009.

Analogamente, nel CAD accade qualcosa di simile, perché tutte le materie ivi disciplinate presuppongono una normazione di grado inferiore, affidata dall’art. 71 del Dlt 82/2005 a regole tecniche da emettersi a cura della Presidenza del C.M. (va segnalato che proprio la legge 132/2015, all’art. 19 comma 2 bis, nell’ottica di sganciare – o di armonizzare, a seconda dei punti di vista – le regole tecniche per il PCT da quelle generali di cui al dpmc 13.11.2014, ha previsto espressamente un potere di partecipazione del Ministro della Giustizia alla stesura delle regole tecniche, modificando proprio l’art. 71 del CAD).

Le regole tecniche, infine, prevedono una ulteriore disciplina di dettaglio (le “specifiche”): così accade nell’art. 34 del DM 44/2011 e così pure nel dpcm 13.11.2014 all’art. 2, con la particolarità che per quest’ultimo le specifiche tecniche sono accluse nei cinque allegati allo stesso provvedimento.

Ora, è di tutta evidenza che il richiamo alle “specifiche” (anziché alle “regole”) contenuto nella norma primaria di cui all’art. 16 undecies DL 179/2012, come modificato dalla L. 123.2015, ha saltato a pie’ pari il passaggio delle regole tecniche, mandando al DGSIA il compito di scrivere quella che nel concreto non sarà una “specifica” quanto una vera e propria “regola”.

Fin qui nulla di male, si dirà: provveda il Ministro o il DGSIA, purché provveda qualcuno.

A ben vedere, però, poiché le specifiche tecniche promanano a loro volta, per loro stessa natura, dalle regole, e poiché all’art. 71 CAD è stato previsto espressamente il potere di partecipazione del Ministro della Giustizia alla relativa stesura, a mio modesto parere l’art. 16 undecies, così com’è stato scritto, lungi dal raggiungere lo scopo di sganciare il PCT dalle regole tecniche ex dpcm 13.11.2014, costituisce un tassello normativo in grado di portare l’interprete nella direzione esattamente opposta. E’ evidente allora che la Legge avrebbe dovuto richiamare non le “specifiche” quanto le “regole” tecniche emanate autonomamente dal Ministero della Giustizia: e di lì sarebbe disceso il potere del DGSIA di emanare, ove necessario, anche opportune specifiche di dettaglio.

E dunque, solo l’emanazione di specifiche tecniche (che nel concreto non saranno “specifiche” ma vere e proprie regole) da parte del DGSIA, che siano apertamente derogatorie rispetto agli artt. 4 e 6 del dpcm 13.11.2014, permetterà di raggiungere lo scopo prefissato dal Legislatore e sinora malamente attuato.

Vi sono però due considerazioni che, a mio modo di vedere, permettono ancora oggi e pure in assenza delle nuove specifiche tecniche, di eseguire notificazioni ex art. 3 bis L. 53/94 anche di documenti in origine analogici.

La prima di esse – che mi pare però francamente non assistita da adeguata forza persuasiva – risiede nell’art. 34 DM 44/2011 che al comma 3 mrecita:

“Fino all’emanazione delle specifiche tecniche di cui al comma 1, continuano ad applicarsi, in quanto compatibili, le disposizioni anteriormente vigenti”

Il ragionamento è più o meno questo: i poteri del DGSIA di emanare specifiche tecniche, anche di aggiornamento a quelle vigenti, trovano fonte nel DM 44/2011; la legge 132/2015 ha espressamente prescritto nuove specifiche finalizzate ad individuare la copia informatica oggetto dell’attestazione di conformità fatta su documento separato; fino all’emanazione delle nuove specifiche dovranno applicarsi quelle precedentemente utilizzate, ossia le regole del dpcm 13.11.201. Le quali, sia ben chiaro, includono anzitutto l’art. 3, e non solo il 4 ed il 6, di tal che la semplice allegazione di un documento recante l’attestazione allo stesso messaggio p.e.c. con ricevuta completa, in quanto immodificabile – così come tutti gli altri allegati e la stessa busta di trasporto – è in grado di garantire il legame atto-attestazione, senza necessità alcuna di impronte e riferimenti temporali.

Ove tale tesi non convincesse, vi sono due ulteriori argomenti che possono trarsi dalla stessa formulazione dell’art. 16 undecies DL 179/2012.

Il primo di essi risiede nel fatto che la seconda parte del comma 3 dell’art. 16 undecies prevede espressamente che “se la copia informatica e’ destinata alla notifica, l’attestazione di conformita’ e’ inserita nella relazione di notificazione”. I primi interpreti sostengono che tale norma costituirebbe una mera precisazione dell’obbligo, già previsto dall’art. 3 bis legge 53/94, di attestare la conformità della copia digitale oggetto di notifica nel corpo della relata e, quindi, in un documento separato, con conseguente esclusione della facoltà, prevista dal comma 2 dell’art. 16 undecies, di attestare la conformità nella stessa copia informatica. Prova ulteriore ne sarebbe la modifica, apportata all’art. 3 bis L. 53/94, che richiama espressamente “le modalità” di cui all’art. 16 undecies.

Contrariamente a tale tesi può sostenersi invece che la norma così letta non avrebbe senso, dacché sarebbe meramente ripetitiva del contenuto dell’art. 3 bis, comma 5, lettera g, L. 53/94, il quale già prescrive che la relata di notifica debba contenere l’attestazione di conformità. Se pertanto deve attribuirsi un senso alla novella legislativa, il significato dell’inciso “Se la copia informatica e’ destinata alla notifica, l’attestazione di conformita’ e’ inserita nella relazione di notificazione” non può che essere quello di riconoscere al rapporto “busta di trasporto pec + allegati” quel legame (indissolubile ed immodificabile, come riconosciuto del resto dall’art. 3 dpcm 13.11.2014) che permette di ricondurre l’attestazione di conformità alla copia attestata conforme: con conseguente esclusione della necessità di qualsivoglia ulteriore regola (o specifica) per le notifiche e con la conseguenza che il potere riconosciuto dalla stessa norma al DGSIA di emanare nuove specifiche si riferirebbe non alle notifiche, ma a tutti gli altri casi (depositi telematici – art. 16 decies) in cui l’Avvocato opti per l’attestazione di conformità contenuta in documenti separati: specifiche che pertanto potranno essere utilizzate, una vota emanate, anche per le notifiche via pec ma solo a scopo prudenziale e per conferire maggiore certezza in caso di allegazione multipla di copie digitali si originali analogici alla stessa busta di notifica.

Va infatti considerato che l’art. 16 undecies in realtà non attribuisce affatto al DGSIA il potere di dettare le modalità per l’attestazione di conformità. La norma demanda al DGISIA infatti l’indicazione degli strumenti tecnici per la “INDIVIDUAZIONE” della copia cui l’attestazione si riferisce, chiarendo che essa avviene esclusivamente secondo le modalità stabilite nelle specifiche tecniche (“l’individuazione della copia cui si riferisce ha luogo esclusivamente secondo le modalita’ stabilite nelle specifiche tecniche stabilite dal responsabile per i sistemi informativi automatizzati del Ministero della giustizia”).

Se le parole hanno un senso, aiutati dai comuni vocabolari secondo cui l’individuazione consiste nel “rinvenimento, tra tante, della persona o della cosa che interessa, grazie ai suoi caratteri specifici”, un problema di individuazione del documento (con ricorso alle specifiche tecniche) si pone soltanto in caso di allegazione al messaggio di notifica di copie multiple di diversi documenti.

L’attestazione di conformità resta quindi atto a contenuto libero; essa può essere inclusa sia nel corpo del documento che in documento separato (nel caso delle notifiche essa andrà formulata nel corpo della realtà, e quindi, necessariamente in un documento separato): in tale ultimo caso, ove sia necessaria un’attività di individuazione della copia cui l’attestazione si riferisce, occorre rifarsi alle specifiche DGSIA. Ma se l’individuazione sia già di per sé univoca (perché, ad esempio, nella busta c’è solo un solo documento costituente copia digitalizzata di un atto/provvedimento cartaceo) il problema neanche si porrà. .

Ovviamente le considerazioni che precedono costituiscono frutto di riflessioni personali: i più temerari (o coloro che abbiano necessità concrete ineluttabili di procedere egualmente a notificazioni via pec di copie digitali di documenti analogici) potranno farne uso, mentre la prudenza, guida maestra per l’Avvocato di fronte a simili novità legislative, consiglia di attendere l’emanazione delle nuove anelate specifiche tecniche.

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