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VADEMECUM PER IL DEPOSITO TELEMATICO

DEGLI ATTI NOTIFICATI AI SENSI DELL’ART. 3 BIS l. 53/1994

Avv. Roberto Arcella – Dr. Stefano Baldoni

 sommario

premessa normativa. 1

raccomandazione preliminare. 4

come salvare in generale i messaggi di posta e, in particolare, le ricevute delle p.e.c. 4

salvataggio da webmail: 4

salvataggio da client thunderbird. 6

istruzioni per l’allegazione delle ricevute pec nei depositi telematici con il redattore gratuito slpct. 7

PREMESSA NORMATIVA

La legge 24 dicembre 2012, n. 228 (in G.U. 29/12/2012, n.302), nell’introdurre l’art. 16-quater, comma 1, lettera i) al D.L. 18 ottobre 2012, n. 179 (in G.U. 19/10/2012, n. 245), convertito con modificazioni dalla L. 17 dicembre 2012, n. 221 (in G.U. 18/12/2012, n. 294), ha disposto, con l’art. 1, comma 19, numero 2, l’introduzione del comma 1-bis all’art. 9 della L. 53/1994.

Tale norma ha disciplinato, in via esclusiva e sino al 19/8/2014, le modalità con cui l’Avvocato documentasse l’avvenuta notificazione degli atti eseguita ai sensi dell’art. 3 bis della stessa legge 53/1994, ossia avvalendosi dello strumento della posta elettronica certificata La norma dispone infatti che (art. 9, comma 1 bis):

Qualora non si possa procedere al deposito con modalità telematiche dell’atto notificato  a  norma   dell’articolo   3-bis, l’avvocato estrae copia su supporto analogico del messaggio di  posta elettronica certificata,  dei  suoi  allegati  e  della  ricevuta  di accettazione e di avvenuta consegna e ne attesta  la  conformità  ai documenti informatici da cui sono tratte ai sensi  dell’articolo  23, comma 1, del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82

Il 19/8/2014 è infatti entrata in vigore la Legge 11 agosto 2014, n. 114 di conversione del celeberrimo D.L. 90/2014, del quale ha modificato l’art. 46 introducendo il comma 1 ter all’art. 9 della L. 53/1994. Tale comma prevede che

In tutti i casi in cui  l’avvocato  debba  fornire  prova della notificazione  e  non  sia  possibile  fornirla  con  modalita’ telematiche, procede ai sensi del comma 1-bis” .

Per stabilire il significato di deposito con “modalità telematiche” dei documenti comprovanti l’avvenuta notificazione eseguita a mezzo della posta elettronica certificata occorre far riferimento alle regole ed  specifiche tecniche, ovvero al DM 44/2011 ed al Provvedimento del 16/4/2014.

Quanto al primo, va sottolineato il dettato di cui all’ultimo comma dell’art. 18, che prescrive l’utilizzo, ai fini della notificazione, della ricevuta “completa, di cui all’articolo 6,  comma  4,  del  decreto  del  Presidente  della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68”.

Quanto al secondo, l’ultimo comma dell’art. 19 bis prevede che “La trasmissione in via telematica all’ufficio giudiziario delle ricevute previste dall’articolo 3-bis, comma 3, della legge 21 gennaio 1994, n. 53, nonché della copia dell’atto notificato ai sensi dell’articolo 9, comma 1, della medesima legge, è effettuata inserendo l’atto notificato all’interno della busta telematica di cui all’art 14 e, come allegati, la ricevuta di accettazione e la ricevuta di avvenuta consegna relativa ad ogni destinatario della notificazione; i dati identificativi relativi alle ricevute sono inseriti nel file DatiAtto.xml di cui all’articolo 12, comma 1, lettera e”.

Da tale quadro normativo emerge, ricorrendo ad una semplificazione estrema dei concetti, che

a) Quando non sia possibile depositare con modalità telematica – ciò che accade, ad esempio, nel caso di iscrizione a ruolo (rectius: costituzione dell’attore) dinanzi a Tribunali non abilitati ai depositi telematici dei c.d. “introduttivi” ovvero dinanzi alla Corte d’Appello ed al Giudice di Pace –  l’Avvocato estrae copia analogica (stampa) dell’atto notificato (o degli atti), del messaggio di posta certificata di invio, della ricevuta di accettazione e di avvenuta consegna, vi aggiunge l’attestazione di conformità e deposita il tutto in modalità “tradizionale”: in effetti, il comma 1 bis fu introdotto proprio per consentire la prova della notifica via pec dell’appello e dell’opposizione a d.i. (per il quale ultimo il comma 4 dell’art. 16 bis D.L. 179/2012 esclude la modalità telematica integrale, richiamando “solo” il comma 1), mentre il comma 1 ter estende questo sistema di prova a tutte le notifiche, sempreché non sia possibile il deposito telematico (e tale sembra essere anche il riferimento normativo per la documentazione della notifica ricevuta via p.e.c. dall’Avvocato che abbia necessità di documentare tale notifica ai sensi dell’art. 369, comma 2, n. 2 c.p.c. od anche ai sensi dell’art. 347 c.p.c. ed in generale in tutti i casi in cui il notificato debba documentare, e non possa farlo in modalità telematica, una notifica pervenuta al suo indirizzo).

In linea teorica, dinanzi al Tribunali ed alle altre Autorità Giudiziarie ove il deposito telematico è “possibile” (le Corti d’Appello abilitate e, tutte le Corti d’Appello dal 30.6.2015), il deposito cartaceo è a rigore da considerare un’ ipotesi meramente residuale (per l’iscrizione a ruolo) dacché, potendosi iscrivere a ruolo con “velina”, una volta ottenuto il numero di R.G. la prova della notifica dovrebbe comunque esser data con il deposito telematico delle ricevute.

b)  Quando sia invece possibile il deposito telematico, l’Avvocato è tenuto a depositare necessariamente la prova telematica della notificazione. Vale a dire che l’Avvocato dovrà depositare – a nche alla luce delle specifiche tecniche sopra ricordate  –  le ricevute di accettazione e quella di avvenuta consegna come allegati ad un “atto principale” costituito dall’atto stesso notificato (così come disposto testualmente dall’art. 19 del Provvedimento del 16/4/2014) ovvero – come da prassi generalizzata allorché l’atto notificato non sia costituito da un pdf testuale (o nativo), ma da un pdf immagine – una “nota di deposito” redatta come pdf testuale.

In tali ipotesi, le ricevute vanno necessariamente allegate come files in formato “eml” o “msg” (quest’ultimo formato “proprietario” di Ms Outlook), mentre nel DatiAtto.xml  (con l’ausilio del redattore e con i limiti operativi derivanti da un difetto degli schemi tecnici xsd, fino a questo momento non risolto, relativo all’utilizzo del “-“ [trattino], inspiegabilmente vietato nel campo destinato all’indicazione degli indirizzi p.e.c.)   andranno inseriti i “dati relativi alle ricevute”, vale a dire l’indirizzo p.e.c. del destinatario, il relativo codice fiscale e l’indicazione dell’elenco pubblico da cui l’indirizzo stesso è stato estratto.

A tal proposito, alla luce dell’ultima parte dell’art. 9 comma 1 bis e del comma 1 ter, nei casi in cui è possibile depositare telematicamente le ricevute anzidette, è assolutamente vietato documentare l’avvenuta notifica mediante la stampa che riproduca l’atto, il messaggio e le ricevute p.e.c., dovendosi mettere a disposizione del Giudice i duplicati dei documenti informatici comprovanti la notifica ovvero, come già detto, le ricevute di accettazione e di consegna (completa, ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 18 DM 44/2011).

In altri termini, il Giudice deve poter verificare attraverso tali documenti digitali l’effettivo contenuto del messaggio spedito la data ed ora di invio (ai fini di quanto disposto dall’art. 3 bis comma 3: “La notifica si perfeziona,  per  il  soggetto  notificante,  nel momento in cui viene generata la ricevuta  di  accettazione” ) nonché del messaggio inviato (che risulterà allegato alla ricevuta di consegna completa  con nome postacert.eml) ed infine la relativa data ed ora di consegna.

Si evidenzia peraltro che tali ricevute sono munite della firma digitale del gestore della posta certificata (o dei gestori, nell’ipotesi in cui siano diversi quello del mittente e quello del destinatario), il che garantisce l’integrità e l’immodificabilità dei messaggi alla luce di quanto stabilito dall’art. 3 del dpcm 13.11.2014.

RACCOMANDAZIONE PRELIMINARE

Anche se l’argomento non attiene specificamente al “deposito” dell’atto notificato via p.e.c. ma all’ esecuzione della notifica, si raccomanda – allorché si predispongono i documenti digitali per la notifica (atto, procura e relata) – di firmare gli stessi adoperando lo standard PAdES  (ferma restando la validità della firma in CAdES). Ciò in quanto il primo mantiene il formato pdf, che può essere aperto con Acrobat Reader, mentre il secondo richiede uno specifico software non sempre disponibili in tutti i pc in dotazione ai Magistrati, sicché può capitare che gli stessi siano impossibilitati ad una verifica “in tempo reale”.

COME SALVARE IN GENERALE I MESSAGGI DI POSTA E, IN PARTICOLARE, LE RICEVUTE DELLE P.E.C.

Il primo passo fondamentale consiste nel salvataggio delle ricevute in un formato che mantenga i certificati e l’autenticità delle stesse, ovvero in .eml  (il formato più diffuso) ed .msg (per gli utilizzatori di Microsoft Outlook).

QUALSIASI ALTRO FORMATO NON E’ VALIDO AI FINI DELLA PROVA DI NOTIFICA  (art. 13 comma I provvedimento 16 aprile 2014).

Tale operazione può essere anzitutto effettuata utilizzando la webmail (vale a dire, accedendo alla propria casella di posta elettronica utilizzando un browser come Internet  Explorer, Firefox o Chrome);  le procedure variano leggermente a secondo del gestore di posta, ma generalmente  è necessario aprire l’email in una nuova finestra e selezionare da lì il pulsante salva.

Le illustrazioni di seguito riportate si riferiscono a Legalmail, ma sono valide anche per Aruba.

Salvataggio da Webmail:

  • Selezionare l’email interessata e fare doppio click
  • Nella nuova finestra spingere il pulsante “Salva”
  • Scegliere dove salvare il messaggio, avendo cura di mantenere l’estensione .eml . Il nome file è invece modificabile senza problemi, risulterà anzi necessario per la corretta individuazione in fase di allegazione delle ricevute stesse.

posta01

posta02

Ove l’Avvocato utilizzi un Client di posta (ovvero un “software che  consente di gestire la composizione e l’organizzazione di e-mail (o messaggi di posta elettronica) da parte dell’utente del servizio nonché la ricezione e la trasmissione da e verso un server di posta”  – definizione di Wikipedia), la procedura di salvataggio è leggermente diversa. Si esaminano di seguito il salvataggio dal client più diffuso (e gratuito), vale a dire Thunderbird.

Salvataggio da Client Thunderbird

In questo caso l’operazione è più semplice rispetto a quella utilizzata per la webmail: non è infatti necessario aprire l’email, ma è sufficiente  selezionarla e con il tasto destro scegliere ”Salva come…”, con l’ulteriore vantaggio di avere il file salvato già nominato con l’oggetto originale.

Con Microsoft Outlook , Mail per Mac e Windows Mail la procedura è simile a quella illustrata per la WebMail, quindi risulta meno immediata rispetto a Thunderbird.  Si ricorda inoltre che dalla versione 2010 e successive Microsoft Outlook ha un limite per gli allegati fissato a 20 Mb per l’invio dei messaggi p.e.c. (addirittura inferiore rispetto a quello consentito dalle regole tecniche, pari a 30 mb). Tale limite risulta superabile con una modifica del registro di Ms Windows (consigliata solo ad utenti esperti).

ISTRUZIONI PER L’ALLEGAZIONE DELLE RICEVUTE PEC NEI DEPOSITI TELEMATICI CON IL REDATTORE GRATUITO SLPCT

Una volta salvate, le ricevute di Accettazione e Consegna così ottenute andranno poi allegate nella busta di deposito telematico.

Dalla versione 1.3.5 in poi di SLpct sono stati aggiunti tra gli allegati specifici la “ricevuta di accettazione (PEC)” e la “ricevuta di avvenuta consegna (PEC)” . Tali tipi di allegati (dtd: document type definition), come già ribadito, vanno necessariamente utilizzati, non essendo permesso stampare dette ricevute per poi scansionarle in pdf. Dunque, una volta salvati in uno dei due formati sopracitati (.eml o .msg) ed allegati utilizzando le apposite voci, compileremo  tutti i campi necessari a completare il contenuto del DatiAtto.xml.

Facendo un esempio pratico: se il Decreto Ingiuntivo è stato notificato a mezzo p.e.c., all’atto della richiesta di esecutorietà utilizzeremo il procedimento appena illustrato per dare prova dell’avvenuta notifica.

Si riportano di seguito le schermate di dettaglio

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Come accennato in precedenza, al momento risulta purtroppo un bug negli schemi ministeriali : ci è stato segnalato che in caso di allegazione di ricevuta, ove l’indirizzo PEC del destinatario della notifica contenga il segno “-” (trattino) dopo la chiocciola, si genera un errore bloccante. Il problema risiede negli schemi forniti dal Ministero che non permettono la presenza di caratteri speciali dopo la @. In questo caso il consiglio temporaneo è di  procedere utilizzando, anziché i dtd appropriati per le ricevute di accettazione e di avvenuta consegna, la specifica generica per gli allegati semplici. Aggiornamento: Risolto dalla versione 1.4.1 di SLpct

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