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Sulla scia dell’ordinanza del Tribunale di Torino del 6/3/2015, il Tribunale di Foggia ha dichiarato inammissibile un reclamo ex art. 669 terdecies c.p.c. siccome depositato cartaceamente e ciò “in ragione della natura giuridica del reclamo. Esso, infatti, non avvia un nuovo ed autonomo giudizio, ma innesta una fase eventuale relativa al medesimo giudizio avviato con il ricorso cautelare. La decisione maturata al suo esito, inoltre, è passibile di ulteriori modifiche in caso di sopravvenienze nel corso del giudizio di merito.
In tal senso, attenta dottrina ha osservato che 

«il legislatore del 1990 ha introdotto il nuovo istituto del reclamo contro i provvedimenti cautelari, configurandolo, più che come una vera e propria impugnazione, come una sorta di prosecuzione del giudizio cautelare unitario; ciò in funzione di una nuova pronuncia nell’esercizio degli stessi poteri da parte di un giudice che è diverso da quello che ha pronunciato il primo provvedimento, solo perché opera in una composizione sempre collegiale per lo più nell’ambito dello stesso ufficio giudiziario; e tutto ciò con l’attribuzione alla nuova pronuncia della portata di sostituirsi alla prima»

L’ordinanza prosegue escludendo che possa aver luogo una sanatoria per raggiungimento dello scopo “avendo il legislatore previsto l’“esclusiva” modalità telematica per il deposito degli atti endoprocessuali, deve ritenersi implicitamente che l’ordinamento giuridico non ammette per tali atti modalità di deposito alternative.
Sicché è dal contenuto implicito della stessa disposizione dell’art. 16 bis d.l. n. 179/2012 che va ricavato il corollario della inammissibilità dei depositi degli atti endoprocessuali effettuati con modalità diverse da quella telematica.
E, del resto, solo attraverso una simile esegesi è possibile dare reale senso normativo all’avverbio “esclusivamente” utilizzato dal legislatore, che finirebbe per risultare privo di valore precettivo nell’ipotesi in cui si ritenesse ad esso prevalente il principio generale della sanatoria per “raggiungimento dello scopo”.
Tale interpretazione appare conforme ai principi di certezza del diritto e di ragionevole durata del processo, che hanno ispirato la riforma del processo civile telematico, essendo il deposito telematico funzionale ad un più rapido ed immediato accesso agli atti e documenti del processo, per il giudice e per le parti già costituite”.

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