D: C’è un problema con l’iscrizione delle opposizioni all’esecuzione ex art 615 comma 2 cpc. Purtroppo figurano nel contenzioso civile ordinario e non nel registro esecuzioni. In questo modo per le cancellerie sono irricevibili. Come risolvere il problema?
R:   Effettivamente abbiamo riscontrato che negli schemi ministeriali manca uno schema ad hoc  per le opposizioni in corso di giudizio di esecuzione.

Va ricordato che con la legge n. 52 del 24 febbraio 2006, l’art. 616 riformulato prevede che, a seguito della proposizione dell’opposizione all’esecuzione del debitore di cui al comma 2° dell’art. 615 c.p.c. – ossia dell’opposizione proposta dopo il pignoramento ovvero dopo l’avvio dell’esecuzione in forma specifica – il giudice dell’esecuzione, se è competente per valore e materia, fissa un termine perentorio per l’introduzione del giudizio di merito, previa iscrizione a ruolo a cura della parte interessata, osservati i termini a comparire ridotti della metà; diversamente, rimette la causa dinanzi all’ufficio giudiziario competente assegnando un termine perentorio per la riassunzione della causa.  Il 1° comma dell’art. 624 c.p.c. prevede che « se è proposta opposizione all’esecuzione a norma degli articoli 615 e 619, il giudice dell’esecuzione, concorrendo gravi motivi, sospende, su istanza di parte, il processo con cauzione o senza »; tale provvedimento, ai sensi del comma 2, è reclamabile nelle forme dell’art. 669 terdecies c.p.c..

É quindi prevista una vera e propria  fase cautelare che si svolge davanti al G.E.: il  “ricorso” dell’opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c. va quindi necessariamente proposto nelle forme di un atto di costituzione dell’Avvocato del debitore nel fascicolo dell’esecuzione: l’iscrizione a ruolo come procedimento nuovo non lo farebbe infatti inserire nel fascicolo di esecuzione, ma determinerebbe l’apertura di un nuovo procedimento con altro R.G. nel registro contenzioso (saltando essenzialmente la fase urgente).

A questo punto si pone il “solito” problema interpretativo dell’art. 16 bis, comma 2,DL 179/2012, nella parte in cui prevede che “Nei processi esecutivi di cui al libro III del codice di procedura civile la disposizione di cui al comma 1 si applica successivamente al deposito dell’atto con cui inizia l’esecuzione“: il richiamo alla disposizione del comma 1 (“…da parte dei difensori delle parti precedentemente costituite …”) farebbe ritenere che il debitore sia tenuto solo alla costituzione cartacea nel giudizio di esecuzione e, quindi, al deposito di un ricorso-memoria di costituzione nelle forme tradizionali. Sennonché, chi opina diversamente fa rilevare che una “costituzione in giudizio” nel procedimento di esecuzione non è legislativamente prevista (tranne quella del creditore nel procedimento di espropriazione presso terzi, ex art. 543 c.p.c. ultimo comma nel testo vigente ante DL 132/2014): di tal che il richiamo al primo comma dell’art. 16 bis  non riguarderebbe il presupposto della previa costituzione della parte, con conseguente neessità di provvedere al deposito telematico dell’opposizione.  A questo punto – duole doverlo rilevare – ci si deve affidare alle prassi locali ed ai protocolli per verificare quale sia l’orientamento presso l’Ufficio de quo.

Tornando al problema dello schema da utilizzare – dando per scontato che il deposito debba essere telematico – abbiamo rilevato che la forma più adatta al caso di specie sarebbe quella dell’  “AttoCostituzioneAvvocato”, al momento non prevista in SLpct, che abbiamo pertanto chiesto di aggiornare.  In mancanza, puoi adoperare “Atto Generico”, che ha il difetto – rispetto ad  “AttoCostituzioneAvvocato” –  di non prevedere la “modifica anagrafica” di tal che non consente di associare il nome del difensore che si costituisce alla parte debitrice opponente, e richiede pertanto un intervento manuale ulteriore da parte della Cancelleria.

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