D: In Gazzatta Ufficiale sono state pubblicate le Regole Tecniche in materia di formazione, trasmissione, copia, duplicazione, riproduzione e validazione temporale dei documenti informatici nonche’ di formazione e conservazione dei documenti informatici delle pubbliche amministrazioni. Per le notifiche a mezzo pec, per la firma digitale degli atti da notificare ecc. cambia qualcosa?

R: Hai toccato un tasto dolente: anticipo subito che si tratta di un tema piuttosto complesso, la cui soluzione non può essere affidata a poche righe.

Ad ogni buon conto, anche al solo fine di stimolare le riflessioni dei Colleghi e di chiunque legga questo blog,  diciamo in estrema sintesi che, secondo taluni, con le nuove Regole Tecniche che entreranno in vigore l’11/2/2015, si assisterà ad un profondo cambiamento del contenuto e delle modalità di redazione delle attestazioni di conformità, dovendosi, a seconda dei casi, aggiungere all’attestazione di conformità l’impronta di hash dei files notificati ed un “riferimento temporale” oppure, nei casi di “copia su supporto informatico di documenti analogici” , andrà compilata una attestazione  “inserita nel documento informatico contenente la copia per immagine“.

Secondo altri – tra i quali lo scrivente – la normativa tecnica ex art. 18 dm 44/2011 è “speciale”  rispetto a quella ex dpcm 13/11/14, la quale quindi non trova applicazione nell’ambito del Processo Civile Telematico.   Ciò lo si  evince, a mio parere, sia dalla peculiarità dell’attività certificativa demandata all’Avvocato sia dall’art. 3 bis L. 53/94 (quando si tratta di attestare una copia da analogico a digitale, ai sensi del comma 2), sia dal particolare contenuto dell’attestazione ex art. 52 DL 90/2014 (attività di copia “da digitale a digitale”, che dovrebbe corrispondere al nuovo art. 6 DPCM 13/11/2014 ma che, più esattamente, corrisponde all’estrazione di una copia – rectius, al download di quanto conservato nei registri informatici – ed alla mera certificazione del processo di estrazione, non disponendo l’Avvocato attestante dell’originale di confronto), sia infine  per effetto di quanto dispone l’art. 34 dm 44/2011 che rinvia a specifiche tecniche demandate al Ministero della Giustizia (laddove quelle allegate al dpcm 13/11/2014 hanno diversa “provenienza”).

A ciò si aggiungerebbero le enormi difficoltà per gli stessi Magistrati relative al controllo della corrispondenza dei files notificati alle impronte di hash indicate nelle attestazioni.

D’altra parte, sia l’art. 4 che l’art. 6 dpcm 13/11/2014  prevedono l’applicazione delle nuove complesse regole “laddove richiesta dalla natura dell’attività“: e mi pare pur sostenibile che, a fronte delle peculiari regole dettate dal DM 44/2011, tale presupposto non sussista.

Senza contare che, se malauguratamente il dpcm 13/11/14 dovesse applicarsi integralmente al PCT, sorgerebbero non pochi problemi anche in ordine alla formazione dello stesso documento informatico, laddove ne le regole tecniche del PCT ne prescrivono l’immodificabilità.  Ex art. 3 dpcm 13/11/2014, difatti, il documento informatico immodificabile è accompagnato dai “metadati minimi” previsti dall’allegato 5: vale a dire che non solo gli Avvocati dovrebbero occuparsi di editare anche tali metadati dei files, corrispondenti all’ “atto principale” dei propri depositi (e delle stesse notifiche degli atti digitali nativi), ma anche i Magistrati dovrebbero fare altrettanto nel momento in cui la loro “Consolle” confeziona i provvedimenti per il deposito.

Ad ogni buon conto, lo studio dell’argomento è tutto ancora da completare. Magari, prima dell’ 11 febbraio, arriverà un’auspicata circolare di chiarimento….

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