D: Sempre più spesso mi trovo a leggere opinioni discordanti sulla validità dell’attestazione di copie estratte dal fascicolo e questo in relazione soprattutto alle sentenze, laddove si pone il problema della registrazione. Sento da più parti dire che non possiamo attestare alcunchè senza prima pagare la registrazione. Opinione personale è che sarebbe del tutto svuotata di ogni significato la norma di cui all’art. 16 bis, comma 9 bis, D.L. 179/2012, conv. in L. 221/2012, introdotto dall’art. 52 D.L. n. 90 del 24/6/2014, laddove si dovesse subordinare un potere DI FATTO dato all’avvocato ad un onere di natura prettamente fiscale soprattutto nel momento in cui non parla di alcuna condizione e non introduce alcuna “sanzione” per l’avvocato-pubblico ufficiale che scarica l’atto, e lo notifica senza pagare la tassa di registro. Il Vostro conforto/opinione sarebbe prezioso. Grazie

R: Il problema, da alcuni sollevato, trova origine nell’art.  66 del DPR 131/86 (T.U. sull’imposta di registro). Tale norma, applicata in ambito Giustizia, impone in sostanza il divieto di rilascio di copie – diverse da quelle esecutive e da quelle “uso impugnazione” – senza la previa registrazione dei provvedimenti indicati nell’art. 8 della “tariffa”  (sentenze, decreti ingiuntivi etc.).

L’art. 66 dpr 131/86 prevede che

 1. I soggetti indicati nell'art.  10,  lettere  b)  e  c),  possono
rilasciare  originali,  copie  ed  estratti  degli  atti  soggetti  a
registrazione in termine fisso da loro  formati  o  autenticati  solo
dopo che gli stessi sono  stati  registrati,  indicando  gli  estremi
della registrazione, compreso l'ammontare dell'imposta, con  apposita
attestazione da loro sottoscritta. 
  2. La disposizione di cui al comma 1 non si applica: 
      a) agli originali, copie ed estratti di sentenze ed altri 
  provvedimenti giurisdizionali, o di atti  formati  dagli  ufficiali
  giudiziari  e  dagli  uscieri,  che   siano   rilasciati   per   la
  prosecuzione del giudizio; 
      b) agli atti richiesti d'ufficio ai fini di un procedimento 
  giurisdizionale, salvo il disposto del comma 7 dell'art. 65; 
      c) alle copie degli atti destinate alla trascrizione o 
  iscrizione nei registri immobiliari; 
      d) alle copie degli atti occorrenti per l'approvazione od 
  omologazione; 
      e) alle copie di atti che il pubblico ufficiale e' tenuto per 
  legge a depositare presso pubblici uffici. ((50)) 
  3. Nei casi di cui al comma 2 deve essere  apposta  sull'originale,
sulla copia o  sull'estratto  rilasciati  prima  della  registrazione
l'indicazione dell'uso.

Ricordiamo, intanto – e per mero inciso –  che la Corte Costituzionale con sentenza del 21 novembre – 6 dicembre 2002 n. 522 (in G.U. 1a s.s. 11/12/2002, n. 49) ha dichiarato “l’illegittimita’ costituzionale dell’articolo 66 del decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131 (Approvazione del testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro), nella parte in cui non prevede che la disposizione di cui al comma 1 non si applica al rilascio dell’originale o della copia della sentenza o di altro provvedimento giurisdizionale, che debba essere utilizzato per procedere all’esecuzione forzata” e che e, con altra sentenza del 7 – 10 giugno 2010 n. 198 (in G.U. 1a s.s. 16/6/2010, n. 24), ha dichiarato “l’illegittimita’ costituzionale dell’art. 66, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131 (Approvazione del testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro), nella parte in cui non prevede che la disposizione di cui al comma 1 non si applichi al rilascio di copia dell’atto conclusivo (sentenza o verbale di conciliazione) della causa di opposizione allo stato passivo fallimentare, ai fini della variazione di quest’ultimo“.

Il divieto ex art.  66 si riverbererebbe, secondo i fautori della tesi dell’applicabilità di tale norma, anche alle copie “autenticate” ex art. 52 DL 90/2014 di tal che sarebbe possibile estrarre copia, prima d’aver assolto al pagamento dell’imposta:

– dei provvedimenti non soggetti a registrazione (es.: provvedimenti istruttori, sentenze e decreti ingiuntivi in materia di lavoro, diritto di famiglia etc.) per qualsivoglia utilizzo e, quindi anche per le copie utilizzabili per la notificazione ex art. 285 c.p.c.

– di qualsivoglia altro provvedimento soggetto a registrazione ma solo nei casi previsti dal secondo comma dell’art. 66 cit.

La tesi non mi convince per un’ottima ragione.

La norma fa infatti riferimento ai  soggetti indicati nell’art. 10, lettere b) e c), ovvero a” b) i notai, gli ufficiali giudiziari, i segretari o delegati della pubblica amministrazione e gli altri pubblici ufficiali per gli atti da essi redatti, ricevuti o autenticati;    c) i cancellieri e i segretari per le sentenze, i decreti e gl altri atti degli organi giurisdizionali alla cui formazione hanno partecipato nell’esercizio delle loro funzioni”.

Com’è intuibile, gli Avvocati non sono suscettibili di esser ricondotti né all’una né all’altra categoria di soggetti: essi non sono infatti né “pubblici ufficiali” di cui alla lettera b) che hanno redatto, ricevuto o autenticato alcunché (perché il potere di autentica ex art. 52 si riferisce non alla fase genetica del provvedimento, ma a quella dell’attestazione di conformità all’originale del provvedimento già perfetto,; né possono farsi rientrare tra i soggetti di cui alla lettera c), in quanto l’Avvocato non è “organo giurisdizionale”.

Ma, ancora più a monte, la riflessione va portata all’azione vietata, il “rilascio“, che nel caso di specie NON viene compiuto da alcuno dei soggetti indicati dalla norma, quanto da un sistema informatico: l’Avvocato, infatti, non “rilascia” alcunché scaricando un provvedimento dal polisweb; semmai lo ritira.


		
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