D: Pur ben consapevole dell’obbligatorietà del ricorso per d.i., il mio dubbio riguarda l’ipotesi in cui (come in alcuni Tribunali campani) manchi (o addirittura sia stato revocato) il decreto dgsia per la ricezione di tali atti.
Traduco: la dichiarazione da parte del ministero di inadeguatezza in concreto a ricevere del sistema informatico può essere vinta dall’obbligatorietà ex lege?

R: L’obbligo di deposito telematico ex art. 16 bis DL 179/2012 a decorrere dal 30.6.2014 trova il suo fondamento in una norma avente forza di legge, mentre i decreti ex DM 44/2011 sono evidentemente fonte subordinata: quindi la legge prevale.

I decreti ex art. 35 DM 44/2011, in particolare, erano richiamati dal predetto art. 16 bis, al comma 5, al sono fine di anticipare la possibilità dei depositi telematici  per quei Tribunali per i quali il DGSIA avesse già accertato a funzionalita’ dei servizi di comunicazione.

Con l’intervenuta scadenza del 30.6.2014, ai fini dei depositi di cui al primo (atto endoprocessuali) e quarto comma (procedimenti monitori), il problema della funzionalità ex art. 35 DM 44/2011 non si pone più, di tal che l’eventuale revoca dei decreti DGSIA incide sulla fattibilità dei depositi telematici diversi da quelli di cui al primo ed al 4° comma dell’art. 16 bis (es. per gli atti introduttivi). A conferma di ciò, la Circolare DGSIA del 27/6/2014 recita sul punto:

A seguito delle ultime modifiche normative si determina, quindi, la seguente situazione: per i procedimenti instaurati a decorrere dal 30 giugno 2014 il deposito degli atti endoprocessuali, provenienti dalle parti costituite ovvero dagli ausiliari del giudice, avviene esclusivamente mediante invio telematico. Le cancellerie, quindi, da tale data, nei procedimenti di nuova instaurazione, non dovranno più ricevere il deposito in forma cartacea degli atti endoprocessuali di parte, salve le eccezioni di cui ai commi 8 e 9 art.16 bis d.l. 179/12 cit. ;

per i procedimenti instaurati prima del 30 giugno 2014 è facoltà della parte, fino al 30 dicembre 2014, scegliere se depositare atti e documenti in forma cartacea o mediante invio telematico. Dal 31 dicembre 2014, anche nei procedimenti già pendenti, sarà consentito il deposito di atti endoprocessuali esclusivamente mediante invio telematico.

In definitiva, le cancellerie, dal 30 giugno 2014, avranno cura di accettare qualsiasi atto endoprocessuale depositato in via telematica.

L’entrata in vigore di tale modalità di deposito costituisce tappa fondamentale verso un processo civile integralmente telematico ma non costituisce, di per sé, entrata in vigore del c.d. Processo Civile Telematico (PCT) e non ne completa il percorso.    Dal 30 giugno prossimo, infatti, soltanto una, pur rilevante, porzione degli atti e documenti processuali verrà obbligatoriamente depositata mediante invio telematico.

Si ritiene che l’entrata in vigore delle norme di cui all’art. 16 bis d.l. cit. non innovi in alcun modo la disciplina previgente in ordine alla necessità di un provvedimento ministeriale per l’abilitazione alla ricezione degli atti introduttivi e di costituzione in giudizio. Dunque, nei tribunali già abilitati a ricevere tali atti processuali ai sensi dell’art. 35 DM 44/11, continuerà a costituire facoltà (e non obbligo) delle parti, quella di inviare anche gli atti introduttivi o di costituzione in giudizio mediante deposito telematico.

Laddove, invece, tale abilitazione non sussista, essa dovrà essere richiesta.

Nelle ipotesi in cui le parti procedano al deposito telematico dell’atto introduttivo o di costituzione in giudizio in assenza della predetta abilitazione, la valutazione circa la legittimità di tali depositi, involgendo profili prettamente processuali, sarà di esclusiva competenza del giudice. Di conseguenza non spetta al cancelliere la possibilità di rifiutare il deposito degli atti introduttivi (e/o di costituzione in giudizio) inviati dalle parti, anche presso quelle sedi che non abbiano ottenuto l’abilitazione ex art. 35 D.M. n.44/11.

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