D: Domanda immagino sciocca, ma frutto dell’esasperazione per le tante novità e la paura di incorrere in errori magari impercettibili. Se scarichiamo un provvedimento dal fascicolo informatico, esso ha sempre nome “attoACQ”.
Per notificarlo via pec ho letto che dobbiamo inviare lo stesso file scaricato e salvato sul nostro pc (non una scansione dello stesso dopo averlo stampato). Ma dobbiamo anche lasciare lo stesso nome attoACQ o possiamo rinominarlo come ci aggrada (sentenza X tribunale Y) ?

R: attoACQ” non è il nome del file scaricato dal PST, ma quello dell’atto che si riceve come allegato alle notifiche di cancelleria. Scaricando lo stesso atto dal PST si ottiene un nome per il vero che evoca (entro certi limiti) il contenuto dell’atto  (per es.: “Sentenza-DEPOSITATA (PUBBLICATA) SENTENZA (DISPOSITIVO N. 22082012 LE-1630232.pdf“).

Il quesito proposto mi fa pensare che Tu abbia immaginato di utilizzare, ai fini della notifica, l’atto pervenutoti dalla Cancelleria e non quello scaricato da PST: in linea di principio dovrebbe essere la stessa cosa, ma nel concreto una norma scritta (a mio modo malissimo) in sede di conversione del DL 90/2014 (il novellato art. 52), apre lo spiraglio ad un concreto pericolo.

Nella sua nuova versione, infatti, l’art. 52 contiene il seguente inciso: “Il duplicato informatico di un documento informatico deve essere prodotto mediante processi e strumenti che assicurino che il documento informatico ottenuto sullo stesso sistema di memorizzazione o su un sistema diverso contenga la stessa sequenza di bit del documento informatico di origine”: intanto, la norma introduce di punto in bianco – nel mentre discetta di “copie” e di “originali” – il concetto di “duplicato”, che è sì più appropriato quando si parla di file informatici (e ciò detto pur con le riserve del caso, considerata l’assenza allo stato delle regole tecniche di cui all’art. 71 del CAD), ma che non si addice (sempre) ai files scaricati da PST. Questi, infatti, all’esito del download, perdono la firma del Giudice e/o del Cancelliere e, quindi, non sono affatto duplicati ma, appunto, copie.

Ciò vuol dire che il Legislatore ha scritto male il concetto a cui stava (secondo me) pensando, vale a dire (schematicamente):

1) L’Avvocato o l’Ausiliario del Giudice possono scaricare i provvedimenti da pst ed adoperarli come copie di un originale;

2) L’atto che si trova nel fascicolo informatico, anche se frutto della scansione di un originale cartaceo, si considera “originale” (perché diversamente non sarebbe possibile attestare la conformità ad esso della “copia” scaricata)

3) Ai fini dell’attestazione di conformità, il file dell’atto o del provvedimenti devono essere adoperati così come sono, ovvero con la”stessa sequenza di bit del documento informatico di origine“, nel senso che, per esempio, non è consentito  attestare la conformità di un atto digitale a quello presente nel fascicolo informatico se la digitalizzazione sia stata, in ipotesi, realizzata mediante stampa dell’atto scaricato e successiva sua scannerizzazione.

Fatta questa premessa torno alla Tua domanda. Se è vero il punto 3) che precede, non è sempre certo che attoACQ ricevuto via pec sia digitalmente identico a quello che scaricheresti da PST: ciò in quanto l’atto che perviene dalla Cancelleria viene “compresso” (attoACQ.zip) e non c’è garanzia alcuna (anche se non è escluso)  che “il documento informatico (così) ottenuto sullo stesso sistema di memorizzazione o su un sistema diverso contenga la stessa sequenza di bit del documento informatico di origine“.

Il cambio del nome del file, invece, non incide minimamente sulla sequenza di bit del documento informatico e, quindi, è a mio modo di vedere consentito ai fini da Te prospettati.