Nell’ambito dello studio delle problematiche interpretative sul processo telematico, ci si è posti la questione del trattamento dei depositi delle rinunce alle esecuzioni e delle istanze di conversione dei pignoramenti, vale a dire del se le stesse debbano (o possano) essere telematiche ovvero cartacee.

Nella prospettiva della stesura di norme protocollari sull’argomento, la Commissione ha avviato uno screening delle prassi in vigore presso i vari Tribunali ma, sinora, con risultati insoddisfacenti: non si è riusciti ad individuare un indirizzo uniforme e, come parrebbe di capire, le opinioni sono abbastanza ondivaghe nel contesto di diversi Tribunali  facenti parte dello stesso Distretto di Corte d’Appello.

Abbiamo quindi pensato di diffondere la nostra personale interpretazione al riguardo, allo scopo di avviare un confronto e raccogliere le opinioni di Colleghi, di Magistrati e di Cancellieri. 

La nostra interpretazione può essere sintetizzata come segue:

A) RINUNCE ALL’ESECUZIONE:

  1. si ritiene che debbano essere “cartacee” nelle procedure di espropriazione  presso terzi (fino al momento in cui il creditore non abbia “iscritto a ruolo” l’esecuzione), perché nel comma 2 dell’art 16 bis DL 179 /2012  – per il quale   “nei processi esecutivi  di  cui  al  libro  III  del  codice  di procedura civile la  disposizione  di  cui  al  comma  1  si  applica successivamente al deposito dell’atto con cui inizia l’esecuzione”  – vi è un richiamo integrale del primo comma,  secondo cui il deposito é  telematico se avviene ad opera del difensore della parte già precedentemente costituita.  Ora,  per l’art.  543 cpc, ultima parte,  il creditore si costituisce in giudizio nel ppt proprio col deposito del titolo esecutivo e del precetto (“In tale fascicolo debbono essere inseriti il titolo esecutivo e il precetto che il creditore pignorante deve depositare in cancelleria al momento della costituzione prevista nell’articolo 314”) e, quindi, l’operatività dell’obbligo (e della possibilità) di deposito telematico  scatta solo a partire da quel momento.
  2. nei pignoramenti mobiliari presso il debitore ed in quelli immobiliari, invece, gli artt. 529  e  567 cpc non parlano  – a differenza del 543 c.p.c. –  di  “costituzione” del creditore (e ciò risulta intuitivo, perché è solo nel pignoramento presso terzi che il creditore si attiva con un atto di citazione, che introduce la fase apud iudicem): quindi le rinunce vanno fatte telematicamente perché ricorrono congiuntamente i presupposti sia del secondo comma (“successivamente al deposito dell’atto con cui inizia l’esecuzione”) che del primo comma dell’art. 16 bis (parte già costituita).

B) CONVERSIONI DI PIGNORAMENTI

Quanto alle conversioni, si ritiene che le stesse debbano essere sempre cartacee, perché le relative istanze pervengono dal debitore, che solitamente non è parte costituita (a meno che l’istanza stessa non intervenga in un momento in cui il debitore si sia già costituito).

Attendiamo Vostre opinioni e commenti al riguardo.  Grazie