D: È sorta questa discussione e vorrei il tuo parere: sulla base della gerarchia delle fonti il decreto legge n. 90/2014 si pone al livello superiore delle autorizzazioni ex art 35 DM 44/2011 che autorizzano il singolo tribunale a ricevere telematicamente determinati atti. Ora, il Dl 90 parla espressamente ed esclusivamente di atti endoprocessuali, mentre i dm autorizzano (autorizzavano secondo il principio della successione delle leggi nel tempo) il deposito anche ad es. per iscrizioni a ruolo e costituzioni di controparte. Quale regola dobbiamo seguire per verificare quali atti possiamo depositare nei singoli tribunali? Che succede per quei DM che autorizzavano solo ed esclusivamente il deposito dei D.I.? Io personalmente ritengo che i DM abbiano perduto efficacia e tanto sulla scorta del comma 2 dell’art. 44 del DL 90 che ha sostituito il comma 5 dell’art 16-bis decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 22. Ma la cosa è molto dibattuta sia tra i colleghi che tra i cancellieri e non c’è una opinione soddisfacente.

R: Rispondo trascrivendo letteralmente il contenuto della Circolare del 27/6/14 del Ministero della Giustizia, Direzione Generale degli Affari Civili, che sul punto così si esprime:

Si ritiene che l’entrata in vigore delle norme di cui all’art. 16 bis d.l. cit. non innovi in alcun modo la disciplina previgente in ordine alla necessità di un provvedimento ministeriale per l’abilitazione alla ricezione degli atti introduttivi e di costituzione in giudizio. Dunque, nei tribunali già abilitati a ricevere tali atti processuali ai sensi dell’art. 35 DM 44/11, continuerà a costituire facoltà (e non obbligo) delle parti, quella di inviare anche gli atti introduttivi o di costituzione in giudizio mediante deposito telematico.

Laddove, invece, tale abilitazione non sussista, essa dovrà essere richiesta.

Nelle ipotesi in cui le parti procedano al deposito telematico dell’atto introduttivo o di costituzione in giudizio in assenza della predetta abilitazione, la valutazione circa la legittimità di tali depositi, involgendo profili prettamente processuali, sarà di esclusiva competenza del giudice. Di conseguenza non spetta al cancelliere la possibilità di rifiutare il deposito degli atti introduttivi (e/o di costituzione in giudizio) inviati dalle parti, anche presso quelle sedi che non abbiano ottenuto l’abilitazione ex art. 35 D.M. n.44/11.

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