D: Vorrei inviare un ricorso al Prefetto avverso una sanzione amministrativa. Ho redatto ricorso con procura del cliente, ho fatto la scansione del tutto ed ho inviato alla pec della prefettura dalla mia pec, partendo dal concetto di equiparazione tra pec e racc. E’ una procedura corretta? Sul punto la Prefettura di Roma ha però già chiarito che il ricorso a mezzo pec dovrebbe pervenire dalla pec del ricorrente, nel caso di specie avendo io procura alle liti dovrei comunque aver operato correttamente. Gradirei Vs opinione. grazie

R: In generale, sui siti di tutte le Prefetture d’Italia (o quasi) si legge l’avvertimento che, ai fini della presentazione del ricorso ex art. 203 cds, “il ricorso, vista l’equiparazione per legge tra la posta elettronica certificata e la notifica a mezzo posta, può essere presentato utilizzando la Posta Elettronica Certificata (PEC) avendo cura di rispettare le seguenti indicazioni, pena l’inammissibilità del ricorso stesso: 1)  La PEC deve essere intestata al ricorrente; 2)  Il ricorso deve essere firmato digitalmente dal titolare della PEC/ricorrente“. Tale specifica indicazione nasce dalla considerazione che l’art. 203 cds consente tale opposizione  al solo “trasgressore” oppure agli “altri  soggetti indicati nell’art. 196“.

Francamente, non vedo nessuna ragione per negare al rappresentante della parte, munito di regolare procura, il quale quindi utilizzerà il proprio indirizzo p.e.c. e il proprio certificato di firma) di inviare per conto di questa opposizione e, a conferma di ciò, sul sito del Ministero dell’Interno, si legge a chiare lettere che “Si ammette il ricorso presentato da procuratore legale se vi è allegato il relativo mandato

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