In via generale,  il nuovo provvedimento costituisce la “summa” di tutte le modifiche ed aggiornamenti via via intervenuti “sul campo” nell’ambito dei depositi telematici. Probabilmente si è sentita l’esigenza di adeguare allo stato dell’arte il Provvedimento del 18/7/2011 che si presentava ormai obsoleto in numerose sue previsioni tecniche.

Di seguito elenco le “novità” più rilevanti dal punto di vista degli Avvocati.

NUOVE MODALITA’ DI AUTENTICAZIONE
All’art. 6 viene introdotta la modalità di autenticazione a due fattori che si basa su due diversi metodi di autenticazione, adoperati congiuntamente, tra i tre esistenti:

something you know (per esempio, un PIN o una password)
something you are (per esempio, un’impronta digitale, il timbro della propria voce, l’iride ecc.)
something you have (per esempio un dato ricevuto attraverso un oggetto che si possiede, come una OPT ricevuta via telefono cellulare o mail).

Servirà per accedere, come alternativa alla smart-card o alla chiavetta, ai punti di accesso (pst.giustizia.it o altri pda): dovrebbe essere utilizzabile anche per gli accessi via webservice.
Tuttavia, poiché ai sensi del comma 2 dell’art. 6 pare indispensabile la presenza del token concretamente collegato al PC al momento del collegamento, è prevedibile che l’autenticazione a due fattori permetterà un accesso parziale ai servizi, una specie di “via di mezzo” tra l’accesso autenticato da token/CMS e quello “anonimo”.

INDIRIZZI PEC DELLE PP.AA.
L’articolo 9 bis impone alle PA di comunicare entro il 29/7/2014 il proprio indirizzo PEC per la ricezione delle comunicazioni e notificazioni attraverso il portale dei servizi telematici del Ministero della Giustizia, corredando l’indicazione con i dati del soggetto incaricato di inserire e modificare gli indirizzi PEC delle PP.AA, codice fiscale e recapiti del soggetto incaricato, nominativo, codice fiscale e indirizzo PEC di eventuali dipendenti tramite i quali la singola PA sta in giudizio personalmente.
L’ elenco sarà consultabile dagli uffici NEP attraverso i sistemi informatici a dai soggetti abilitati esterni e dagli Avvocati sul ReGIndE.

FORMATI DI FIRMA
L’articolo 12 introduce nel PCT la firma “PAdES-BES” (o PAdES Part 3) che si affianca a quella già prevista dalle precedenti specifiche tecniche del 2011, CAdES.
Per la firma CAdES è introdotto il divieto di inserire nella busta crittografica le informazioni di revoca riguardanti il certificato del destinatario: probabilmente tale divieto nasce come contromisura al fatto che le Cancellerie dovevano (e devono) quotidianamente bypassare il messaggio di errore “Liste di revoca non disponibili”.

FORMATI DEI DOCUMENTI INFORMATICI ALLEGATI
Per l’articolo 13 non è più possibile allegare alla busta telematica file in formato ODF.
Vengono però ora consentiti .eml e .msg funzionalmente a quanto previsto dall’art. 19 bis a proposito del deposito di notifiche ex L. 53/94 a mezzo PEC.

TRASMISSIONE DEI DOCUMENTI DA PARTE DEI SOGGETTI ABILITATI ESTERNI (AVVOCATI, CTU, CUSTODI)
Il contenuto dell’art. 14, che riprende “in parte qua” il vecchio art. 14 del provvedimento del 18/7/2011, richiama il documento illustrativo dell’aggiornamento delle specifiche tecniche del 14/2/2014 nel quale, in riferimento alle notifiche degli Avvocati, si prevedeva che “La struttura dei file XSD è stata modificata con la definizione del nuovo elemento denominato IndiceBusta che viene inserito in tipi-atti.xsd e quindi utilizzabile nel contesto di tutti gli atti depositabili telematicamente. Il nuovo elemento IndiceBusta è stato generalizzato con lo scopo di indicizzare non solo le ricevute della PEC contenenti gli esiti delle notificazioni in proprio da parte degli avvocati, ma anche tutte le tipologie di file (atto principale e allegati) presenti in una busta telematica. 
In altri termini, la descrizione del contenuto della busta telematica non sarà più contenuta in un file 
IndiceBusta.xml a sé stante ma sarà parte integrante del file DatiAtto.xml relativo allo specifico deposito”.

COMUNICAZIONI E NOTIFICAZIONI PER VIA TELEMATICA

L’articolo 17 prevede che il gestore dei servizi telematici provvede a recuperare gli indirizzi PEC, ai fini delle comunicazioni e notificazioni, dai pubblici elenchi ai sensi dell’art 16-ter del decreto legge del 30 ottobre 2012, n. 179 oppure ai sensi dell’art 16 comma 7 del medesimo decreto (Inipec, Indicepa, Registro Imprese) oltre al Reginde che era indicato in via esclusivo dal corrispondente art. 17 del Provvedimento del 18/7/2011.

NOTIFICAZIONI PER VIA TELEMATICA ESEGUITE DAGLI AVVOCATI
All’articolo 19 bis prevede (comma 1) che, di regola (“quando l’atto da notificarsi sia un documento originale informatico”), l’atto oggetto della notificazione via PEC, ai sensi dell’art. 3 bis L. 53/94, deve assumere il formato PDF “testuale” (derivato dalla trasformazione di un documento digitale), privo di “elementi attivi ra cui macro e campi variabili”.
Quanto invece l’atto da notificare è un originale “analogico”, è ammessa la scansione (comma 2), ma quando l’atto va depositato telematicamente , è obbligatorio l’utilizzo del PDF nativo di cui al primo comma.
In altri termini: Se l’atto da notificare è un originale digitale, il formato deve essere PDF testuale; sono ammesse le scansioni, ma ai fini del deposito telematico dell’atto notificato occorre allegare il PDF testuale come atto principale (e quindi PDF testuale) nonché le tre buste eml o msg (invio, accettazione e consegna).
Il comma 4 stabilisce che “qualora il documento informatico di cui ai commi precedenti sia sottoscritto con firma digitale o firma elettronica qualificata, si applica l’art. 12, comma 2”, vale a dire che si userà il formato PadES o in alternativa al formato CadES (p7m).
Infine, la norma prevede che ai fini del (deposito) in via telematica all’ufficio giudiziario delle ricevute previste dall’articolo 3-bis, comma 3, della legge 21 gennaio 1994, n. 53, nonché della copia dell’atto notificato ai sensi dell’articolo 9, comma 1, della medesima legge, è effettuata inserendo l’atto notificato all’interno della busta telematica di cui all’art 14 e, come allegati, la ricevuta di accettazione e la ricevuta di avvenuta consegna relativa ad ogni destinatario della notificazione.
Mi chiedo, dopo ave e letto la nuova norma:
1) se l’atto notificato è un originale analogico (es. copia cartacea di ricorso e decreto di fissazione udienza), potrò ugualmente depositare telematicamente l’atto notificato, magari dando un “atto principale” di comodo (per es., una nota di deposito dell’atto notificato)? Oppure l’atto principale, in tal caso, può essere la relata di notifica? E’ rispettato il tal modo il comma 5?
2) Il comma 4 si apre con “qualora”: parrebbe considerare che la firma digitale dell’atto da notificare sia solo un’ eventualità. Quindi in teoria é possibile notificare anche un atto non sottoscritto digitalmente? Francamente, non mi viene in mente alcuna ipotesi in cui l’atto notificato possa essere non sottoscritto, se non altro per questioni di nullità stabilite dal codice di rito (es. art. 163 CPC, ultimo comma). L’unica ipotesi potrebbe essere quella di un originale analogico trasformato in PDF immagine, non sottoscritto, ma la cui conformità deve comunque risultare dall’attestazione contenuta nella relata (necessariamente sottoscritta).

ACCESSO AL SISTEMA GIUSTIZIA DA PARTE DEI “DELEGATI” DEI SOGGETTI ESTERNI
All’articolo 24, comma 10, è previsto che il punto di accesso dovrà consentire l’accesso a soggetti delegati da un utente registrato (soggetto delegante), con le stesse modalità di cui ai commi 7, 8 e 9, purché il soggetto delegante abbia predisposto un atto di delega, sottoscritto con firma digitale, che il punto di accesso conserva per cinque anni unitamente alla tracciatura di ogni accesso effettuato su delega; le informazioni e gli atti di cui sopra sono forniti su richiesta al Ministero della Giustizia. Sul punto saranno evidentemente necessari chiarimenti operativi.

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