NEWS: NOTIFICHE ED ESECUZIONI UNEP – A NAPOLI NUOVA GESTIONE INFORMATIZZATA DEGLI ATTI DAL 3 APRILE 2017

Dal giorno 3 aprile 2017 sarà attivata la nuova gestione informatizzata degli atti presso gli sportelli UNEP di Napoli.

Gli avvocati troveranno in Piazza coperta tutti gli sportelli, sia quelli per il carico degli atti di notificazione a pagamento che per quelli esenti (questi ultimi al momento dislocati al primo piano della torre A).  I primi saranno abilitati al pagamento anche tramite POS bancomat, in alternativa al pagamento per contanti  che resterà sempre consentito.

Tutti gli sportelli saranno dotati di lettura automatizzata per il GSA: gli utenti che presentino le richieste di notifica o di esecuzione corredate dal modulo con il codice a barre continueranno ad avere la precedenza su quelli che, invece, ne siano sforniti.

Qualora l’Avvocato scelga di pagare con POS, si vedrà addebitato il costo di una commissione pari a € 0,50 a transazione, quale che sia il numero di atti richiesto. Ciò vuol dire che, a fronte di una richiesta contestuale per uno, due, cinque o dieci atti,  la commissione sarà addebitata sempre una sola volta.  L’operazione POS è stata realizzata con il patrocinio e la collaborazione fondamentale della Banca Etica (Centro Direzionale – Isola G7 – Napoli) che ha sviluppato e posto in essere un contratto ad hoc per l’UNEP al fine di evitare il pagamento della commissione, altrimenti illegittimo dacché non disciplinato normativamente.

Sarà infine potenziato il sistema  “eliminacode intelligente”, vale a dire il nuovo sistema di prenotazione agli sportelli, già attivo al piano 2 della Torre B per le richieste di esecuzioni. La novità consiste nel fatto che  sarà possibile prenotarsi anche in Piazza coperta,  sia per le notifiche che per le esecuzioni e dalla medesima postazione, mentre i monitor posizionati in Piazza coperta e presso l’ufficio Esecuzioni (torre B, 2 p.) indicheranno in tempo reale lo stato delle code.

Tale sistema è destinato ad evolversi ulteriormente con lo sviluppo di un’applicazione per smartphone che consentirà di conoscere i tempi d’attesa per ciascuno sportello e di essere avvisati al momento del proprio turno.

Un vivo grazie per le notizie forniteci al dr. Aniello De Blasio, deus ex machina dell’innovazione dell’UNEP di Napoli

AVVISO: BLOCCO SISTEMI PCT NEL DISTRETTO DI CORTE D’APPELLO DI MILANO 24-27/3/2017 E NUOVI XSD

Fonte DGSIA

Si dà comunicazione che, al fine di consentire l’installazione di modifiche evolutive sui sistemi del civile, essi saranno interrotti esclusivamente presso gli uffici del distretto della Corte d’Appello di Milano a partire dalle ore 17:00 di venerdì 24 marzo 2017 e non oltre le ore 08:00 di lunedì 27 marzo.

Le funzionalità del portale dei servizi telematici NON subiranno interruzione. Gli schemi dei nuovi tipi atto depositabili telematicamente dai soggetti abilitati esterni (limitatamente agli uffici del distretto di Milano) sono disponibili al seguente link. Durante il periodo di interruzione non sarà pertanto possibile consultare i fascicoli degli uffici del distretto della Corte d’Appello di Milano. Non subiranno interruzioni le funzionalità di deposito telematico degli atti di parte. Le funzionalità saranno disponibili su tutto il territorio nazionale a partire dal 10 aprile.

Quesiti e risposte: come depositare in modalità telematica un reclamo ex art. 708 cpc?

D: Come occorre procedere per depositare un reclamo avverso il provvedimento presidenziale in materia di separazione/divorzio?

R: Poichè il reclamo ex art. 708 c.p.c. va depositato presso la Corte d’Appello e su un diverso registro (volontaria giurisdizione), esso va depositato come “introduttivo” e, quindi, con lo schema “Ricorso” ed il codice oggetto da indicare sarà 411999. 

Con SLpct  si procede come da immagini che seguono:

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Si raccomanda inoltre di compilare i campi relativi al procedimento di separazione in relazione al quale si deposita il reclamo:

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mentre la casella “tipo merito” può essere lasciata senza flag

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Pillole di PCT: piccoli utili memo – Pillola n. 1: le attestazioni ex art. 16 diecies DL 179/2012 sono obbligatorie

Si ricorda che per l’art. 16-decies DL 179/2012, “Il difensore, il dipendente di cui si avvale la pubblica amministrazione per stare in giudizio personalmente, il consulente tecnico, il professionista delegato, il curatore ed il commissario giudiziale, quando depositano con modalita’ telematiche la copia informatica, anche per immagine, di un atto processuale di parte o di un provvedimento del giudice formato su supporto analogico e detenuto in originale o in copia conforme, attestano la conformita’ della copia al predetto atto. La copia munita dell’attestazione di conformita’ equivale all’originale o alla copia conforme dell’atto o del provvedimento“.

Dal tenore della norma appare evidente che qualsiasi deposito di un atto processuale di parte (per esempio: la copia informatica della citazione o del ricorso notificato a mezzo Ufficiale Giudiziario) o di un provvedimento del giudice formato su supporto analogico e detenuto in originale o in copia conforme (per esempio: la sentenza detenuta in copia conforme, il decreto ingiuntivo notificato cartaceamente ai fini  dell’istanza di esecutorietà) DEVE essere sempre accompagnato dall’attestazione di conformità, che può essere inserita nella stessa copia informatica (ex art. 16-undecies, comma 2, DL 179/2012) o in un documento informatico separato (art. 16-undecies, comma 3), nel rispetto, in tale ultima ipotesi, delle specifiche tecniche dettate dall’art. 19-ter del Provv. DGSIA 16/4/2014.

MEMO – SE DEPOSITI:

A) un atto di parte detenuto in originale cartaceo o in copia conforme cartacea, OCCORRE L’ATTESTAZIONE!

B) un provvedimento del giudice in copia conforme cartacea, OCCORRE L’ATTESTAZIONE!

 memo

Deposito nota di precisazione del credito: aggiornamento all’avvertenza sulla “NotaPrecisazioneCredito”

Con riferimento all’articolo pubblicato su questo blog il 16.2.2017, si segnala che a seguito di ulteriori test è emerso che lo schema xsd “NotaPrecisazioneCredito” funziona regolarmente nelle esecuzioni immobiliari, mentre risulta ancora “evento non scaricabile” nelle esecuzioni mobiliari ed in quelle presso terzi.

Si ringraziano per le segnalazioni il dr. Nicola Armenise (CISIA Bari) ed il dr. Manuel Pascuzzi (Trib. Brescia).

Quesiti e risposte: posso consultare da remoto le comunicazioni e notificazioni telematiche di cancelleria?

D:  E’ possibile sapere, senza doversi recare fisicamente in cancelleria, se una controparte o il ctu hanno ricevuto la comunicazione o la notificazione telematica effettuata dalla Cancelleria? 

R: Certo. Si tratta di un’innovazione introdotta circa due anni fa. Dopo l’accesso in modalità autenticata al Portale Servizi Telematici ed aver individuato il fascicolo che interessa, è sufficiente selezionare la scheda corrispondente alle “Comunicazioni/Notificazioni di Cancelleria”:

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Cliccando sull’ipertesto evidenziato nell’immagine, si aprirà la schermata contenente l’elenco delle notificazioni e delle comunicazioni effettuate dalla Cancelleria: cliccando su “Vedi” (il cui testo diventerà grassetto-corsivo-sottolineato, nella parte inferiore della schermata si aprirà per quel dato atto l’elenco delle comunicazioni inviate distinte per destinatario: a quel punto, cliccando sul segno (+) a sinistra della scritta “Ricevute telematiche” esploderà l’elenco delle ricevute, ovvero quella di accettazione e quella di avvenuta consegna, che sono scaricabili mediante un semplice click:

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Ovviamente, questa operazione è possibile non solo per le comunicazioni dirette a se stessi, ma anche per quelle inviate alle altre parti ed agli ausiliari.

Si ricorda che, quanto alle ricevute di avvenuta consegna, occorre fare una distinzionetra notificazioni e comunicazioni di cancelleria: ed infatti per l’art. 17, ultimo comma, del Provv. DGSIA 16/4/2014, infatti, «la ricevuta di avvenuta consegna è di tipo breve  per le comunicazioni e di tipo completo per le notificazioni»: ciò vuol dire che la RdAC relativa alle comunicazioni contiene in allegato i dati di certificazione del gestore del destinatario ed il testo del messaggio originale: gli allegati vengono invece ‘sintetizzati’ nei rispettivi hash, mentre per le notificazioni la RdAC conterrà in allegato l’intero messaggio originale completo di allegati e i dati di certificazione del gestore del destinatario.

Per maggiori approfondimenti, rinvio alla lettura della mia relazione per la Scuola Superiore della Magistratura consultabile in questa pagina del blog e scaricabile in formato pdf, completo di immagini, da questo link.

AVVERTENZA SIECIC: EVITARE L’UTILIZZO DELLO SCHEMA”NotaPrecisazioneCredito”

AGGIORNAMENTO 21.02.2017: LE AVVERTENZE CHE SEGUONO VALGONO ESCLUSIVAMENTE PER I DEPOSITI RELATIVI ALLE ESECUZIONI MOBILIARI E PRESSO TERZI: NELLE ESECUZIONI IMMOBILIARI L’EVENTO RELATIVO ALLA PRECISAZIONE DEL CREDITO FUNZIONA REGOLARMENTE

Vedi nota di aggiornamento

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Nell’ambito dei test da noi effettuati è emerso un ulteriore bug dei sistemi ministeriali relativi al registro SIECIC (esecuzioni mobiliari e presso terzi) ed all’interfacciamento a questo degli schemi xsd per il deposito telematico della “nota di precisazione dei crediti”.

Per tale atto esiste infatti un apposito schema “NotaPrecisazioneCredito”, presente in quasi tutti i redattori, SLpct compreso

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Orbene, si è appurato che tale schema non funziona a dovere, nel senso che, pur venendo generata una pec di esito dei controlli automatici positivo, il cancelliere non può accettare la busta perché al’atto non riesce a generare l’evento corrispondente, sicché appare il seguente messaggio di errore:

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Anche in tal caso, con un piccolo artificio il deposito potrà essere accettato, eliminando l’evento proposto ed inserendo quello di “atto non codificato” e manualmente la relativa descrizione.

Per ovviare a tale inconveniente, fino quando non sarà stato posto rimedio al bug riscontrato, è opportuno che le note di precisazione dei crediti vengano depositate direttamente  come “Atto Generico”. L’avvocato, dopo aver  selezionato “atto non codificato” potrà inserire nell’apposita nota descrittiva la dicitura “Nota di precisazione del credito”: e tale descrizione sarà infatti proposta al Cancelliere per essere recepita nel relativo campo del SIECIC.

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AVVERTENZA IMPORTANTE PER I DEPOSITI TELEMATICI NELLE ESECUZIONI: L’INDIRIZZO DELL’AVVOCATO – ERRORE BLOCCANTE

Nei più recenti depositi telematici relativi ai processi di esecuzione (SIECIC) abbiamo rilevato una grave anomalia, già fatta oggetto di segnalazione al DGSIA.

E’ noto che l’indicazione dell’indirizzo dell’avvocato (domicilio” nel DatiAtto.xml e scheda “Professionisti” nelle impOstazioni di SLpct) costituisce negli schemi xds ministeriali dato facoltativo, nel senso che la sua omissione non inficia la corretta formazione della busta: i dati “obbligatori” dell’avvocato sono infatti il cognome, il nome ed il codice fiscale.  A conferma di ciò, se si prova ad effettuare un deposito in assenza di tali indicazione, il messaggio contenuto nella pec di esito dei controlli automatici sarà di esito positivo.

A) Relativamente agli atti introduttivi (iscrizione a ruolo pignoramenti)

Sta di fatto, però, che da circa un mese, nonostante il descritto esito positivo dei controlli automatici, il cancelliere non riesce ad accettare il deposito e si trova di fronte ad un messaggio di errore  (fig. 2) non agevolmente interpretabile, sicché, se non conosce la natura dell’errore (in ordine al quale  il relativo messaggio nulla dice) ed il relativo rimedio, è costretto a rifiutare il deposito.

Come abbiamo avuto modo di sperimentare e come accennato, l’errore dipende dal fatto che nel DatiAtto.xml non è inserito l’indirizzo/domicilio dell’avvocato. All’esame della busta, infatti, l’anagrafica si presenta come di seguito:

foto a.jpg

vale  a dire che accanto al nome dell’avvocato non appare alcun indirizzo/domicilio. Come detto, se il cancelliere prova ad accettare la busta, appare la seguente schermata di errore:

foto2.jpg

figura 2

In realtà, il deposito può essere accettato, ma solo previo inserimento manuale dell’indirizzo dell’avvocato da parte del Cancelliere.

e così, al termine di tale operazione, la scheda anagrafica apparirà completa:foto d.jpg

Tale errore (ed il consequenziale rischio di mancata accettazione del deposito) si evita a monte compilando SEMPRE i campi del redattore relativi all’indirizzo dell’avvocato: operazione che con SLpct può esser fatta una volta soltanto, mediante l’inserimento dei dati nell’apposita schermata delle impostazioni (“Professionisti”):

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B) relativamente agli atti successivi all’iscrizione a ruolo

Quanto agli atti successivi,  da circa un mese si presenta un inconveniente diverso. Accade, in altri termini, che se il deposito dell’iscrizione a ruolo era stata accettato a suo tempo privo dei dati dell’indirizzo/domicilio dell’avvocato (si ricorda che l’errore sub a) è fenomeno recente), al Cancelliere appare un messaggio di errore, questa volta esplicito: “Indirizzo Avvocato non specificato“. Anche in tal caso l’inconveniente è rimediabile mediante intervento manuale del cancelliere che aggiunge, prima di accettare il nuovo deposito, l’indirizzo dell’avvocato (se noto!) nell’anagrafica del fascicolo.

Diversamente, non è purtroppo infrequente che l’avvocato depositante si veda rifiutare il deposito,  perché il cancelliere non è a conoscenza dell’esatta dinamica dell’inconveniente.

Foto4.jpg

In attesa che a tali problemi venga posto rimedio, è bene prestare attenzione alle impostazioni date al proprio redattore e, ove si rilevi che esse difettano dell’indicazione dell’indirizzo/domicilio, occorrerà chiedere di volta in volta al cancelliere di procedere alle descritte operazioni.

Avviso importante: Interruzione dei servizi informatici del settore civile per l’installazione di modifiche correttive

Fonte: DGSIA

Interruzione dei servizi informatici del settore civile per l’installazione di modifiche correttive – Febbraio 2017

31/01/17

Si comunica che, al fine di consentire l’aggiornamento di talune funzionalità dei sistemi, a partire dalle ore 17.00 del 3 febbraio 2017, saranno resi indisponibili tutti i servizi informatici del settore civile ed, in particolare:

  • La consultazione e l’implementazione dei registri di cancelleria;
  • L’aggiornamento (anche da fuori ufficio) della consolle del magistrato;
  • Il deposito telematico di atti e provvedimenti da parte dei magistrati;
  • Tutte le funzionalità del portale dei servizi telematici;
  • Tutte le funzioni di consultazione da parte dei soggetti abilitati esterni;
  • I pagamenti telematici.

Rimarranno attivi i servizi di posta elettronica certificata e sarà, quindi, possibile il deposito telematico da parte degli avvocati, dei professionisti e degli altri soggetti abilitati esterni anche se i messaggi relativi agli esiti dei controlli automatici potrebbero pervenire solo al riavvio definitivo di tutti i sistemi.

Attenzione!!!
Il riavvio dei sistemi è previsto a partire dalle ore 24.00 del 4 febbraio 2017 e sino, al massimo, alle ore 8.00 del 6 febbraio.

Sono interessati alla modifica gli schemi xsd  del contenzioso civile v1\Introduttivi e quelli delle esecuzioni (sicid_v2). In questi ultimi è stato aggiunto per aggiungere il tipo di dato al campo “consegna-beni”, con  la previsione di una restrizione che non permetterà di inserire all’interno di “consegna-beni” un valore diverso dal tipo “Valuta” (valore numerico).

 

Firme digitali: la parziale attendibilità della verifica delle firme PAdES con Acrobat

Da test effettuati a partire da un caso reale, siamo venuti a conoscenza di un problema che riguarda la verifica delle firme PAdES effettuata con le attuali versioni di Acrobat Reader DC, Acrobat Reader 11 ed Acrobat Pro 11.

Com’è  stato reso noto anche attraverso il sito dell’Agid, “Le attuali versioni di Acrobat XI e DC, consentono di verificare le firme digitali basate su certificati di firma rilasciati da tutti i certificatori accreditati stabiliti nell’Unione europea.  Adobe ha infatti reso disponibile il supporto alle Liste di fiducia (Trusted List) pubblicate dalle autorità di vigilanza degli Stati membri in conformità con la normativa comunitaria, dimostrando grande attenzione alle esigenze dell’Unione europea“: tale pur apprezzabile innovazione introdotta da Adobe, però, parrebbe perfettibile, se è vero – come abbiamo avuto modo di sperimentare – che la verifica  delle firme PAdES effettuata con le nuove versioni dei ricordati software restituisce all’apparenza un esito positivo pur essendo stata apposta al documento una firma invalida perché realizzata con un algoritmo (lo SHA1) non più utilizzabile da giugno 2011.

Per meglio comprendere tale questione, che non è meramente tecnica, va ricordato che il sistema delle firme digitali si basa sull’utilizzo su un certificato (chiave privata) di firma rilasciato da un “soggetto certificatore”[1]. L’apposizione di una firma si realizza mediante l’applicazione di un algoritmo (vale a dire un procedimento di calcolo) da cui si ottiene l’impronta del documento (message digest). Tale impronta viene codificata col predetto certificato e, all’esito di tale procedimento, il documento è reso immodificabile.

L’impronta codificata del documento è poi confrontabile con la chiave pubblica del certificato, esposta a cura dell’ente certificatore (inserito nelle c.d. trusted list), il che consente di stabilire, mediante l’utilizzo di appositi strumenti informatici, chi ha firmato quel dato documento e se questo sia stato modificato o meno dopo la firma.

Ovviamente, tutto ciò presuppone l’utilizzo di un certificato di firma valido nel momento in cui il soggetto appone la firma digitale e l’utilizzo di un algoritmo “sicuro”: è tale quell’algoritmo che garantisca l’univocità dell’impronta del documento cui il certificato viene associato.

Tali algoritmi adoperati per le firme digitali sono detti anche asimmetrici,  perché implementano due funzioni: una piuttosto semplice, per crittografare,  e l’altra più complessa per decrittografare: ciò serve perché è essenziale che dal codice generato dall’associazione della firma all’hash non si possa risalire alla chiave privata.

Orbene, l’algoritmo SHA-1 , inventato nel 1995, è ormai da tempo ritenuto dalla scienza informatica obsoleto e poco sicuro, tant’è che per effetto dell’art. 4 della delibera CNIPA 45/2009[2] così come modificato dalla Determinazione Commissariale 28 luglio 2010, per le firme apposte dopo il 30 Giugno 2011 deve essere, sia quanto al formato CAdES che a quello PAdES, adoperato  un algoritmo di hashing SHA256.

Vale la pena ribadire che l’utilizzo di tale più robusto algoritmo di cifratura è previsto a garanzia dell’integrità delle firme stesse e dei relativi certificati sicché l’apposizione di una firma con l’algoritmo deprecato SHA1 implica che la firma si debba ritenere per non apposta ai sensi dell’art. 24, comma 4-bis del CAD in riferimento ai commi 3 e 4 della stessa norma, per violazione delle regole tecniche ex art. 71 CAD.

Non a caso, le stesse regole tecniche per il processo civile telematico (DM 44/2011) prescrivono all’art. 11 il rispetto delle specifiche ex art. 34 dello stesso DM e, segnatamente, dell’art. 12, comma 2, che in materia di firme elettroniche prescrive che “La struttura del documento firmato è PAdES-BES (o PAdES Part 3) o CAdES-BES”.

Detto ciò, veniamo al caso pratico ed all’ “esperimento” eseguito.

Premettiamo anzitutto che l’errore nell’apposizione della firma si verifica allorché la firma stessa venga apposta dall’interno di Acrobat Reader  senza aver preventivamente impostato quest’ultimo per l’utilizzo dell’algoritmo corretto: su questo blog abbiamo più volte illustrato come si realizza tale impostazione, con un videotutorial realizzato dall’avv. Riccardo Berti (CSPT) ed altre analoghe istruzioni sono state pubblicate anche sul sito del Centro Studi Processo Telematico (cspt.pro).

Da questo link è possibile scaricare un documento volutamente firmato in PAdES senza le impostazioni corrette, affinché ciascuno possa provare direttamente: eppure, aprendo il file con Acrobat DC , questo evidenzierà (erroneamente) nella barra superiore che la firma è valida!

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Così pure è anomalo il fatto che, procedendo con le ulteriori verifiche della firma con le funzionalità del software di Adobe, emerga (falsamente) che è stato utilizzato l’algoritmo SHA256:

In realtà, com’è possibile verificare dalle più approfondite “proprietà avanzate” del pannello di firma, l’algoritmo usato è lo SHA1, pur evidenziandosi incredibilmente una presunta conformità della firma stessa al Regolamento eIDAS (UE 910/2014):

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Procedendo invece alla verifica con altro software (es. DIKE 6) verrà svelata l’invalidità della firma:

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Consigliamo pertanto vivamente a tutti i colleghi:

a) di impostare preventivamente Acrobat Reader per l’apposizione delle firme con l’algoritmo corretto, come illustrato qui

b) di non limitarsi – fino a quando Adobe non avrà provveduto ad eliminare gli illustrati bug – alla verifica delle firme col predetto software ma di approfondire verificandone quantomeno le proprietà avanzate o di ricorrere congiuntamente ad altri verificatori.

[1] Cfr. art. 3, n. 20, Regolamento UE 910/2014: “«prestatore di servizi fiduciari qualificato», un prestatore di servizi fiduciari che presta uno o più servizi fiduciari qualificati e cui l’organismo di vigilanza assegna la qualifica di prestatore di servizi fiduciari qualificato” in riferimento all’art. 24 ed agli artt. 30 e ss dlt 82/2005.

[2] Art. 4 (Funzioni di hash) 1. I certificatori accreditati devono utilizzare per la sottoscrizione dei certificati elettronici di certificazione, di sottoscrizione e di marcatura temporale e per la sottoscrizione delle relative CRL, il seguente algoritmo, definito nella norma ISO/IEC 10118-3:2004: dedicated hash-function 4, corrispondente alla funzione SHA-256. 2. Le applicazioni di generazione della firma digitale per la sottoscrizione dei documenti informatici devono utilizzare la funzione di hash indicata al comma 1. (2) 2-bis. Salvo quanto disposto dall’articolo 27, comma 4, le applicazioni di verifica della firma digitale per la sottoscrizione dei documenti informatici devono utilizzare la funzione di hash indicata al comma 1. (3) 2 Comma sostituito dalla Determinazione Commissariale DIGITPA n.69 del 28 luglio 2010 (GURI n. 191 del 17 agosto 2010). 5 3. Le applicazioni di generazione e verifica della marca temporale devono utilizzare la funzione di hash indicata al comma 1. 4. Fino allo scadere dei termini previsti nell’articolo 29 della presente deliberazione, i certificatori accreditati devono utilizzare il seguente algoritmo, definito nella norma ISO/IEC 10118-3:2004: dedicated hash-function 3, corrispondente alla funzione SHA-1.

Agenda di Studio digitale semplice ed economica

SLpct

Nonostante ancora il cartaceo regni sovrano nel mondo dell’avvocatura, vedremo come creare con una spesa modesta un’agenda di Studio in formato digitale consultabile da qualsiasi dispositivo: PC, telefonini o tablet che sia, condivisibile anche con eventuali collaboratori e colleghi.

Per fare ciò avremo necessità di due cose:

  1. Un account Gmail, ovviamente gratuito, ma stesso discorso vale per chi avesse già un account business (quindi a pagamento) del servizio di Google
  2. SLpw, ovvero il prodotto per la consultazione avanzata del Polisweb (ora comprensivo anche delle notifiche PEC) sviluppato da Evoluzione Software. Si tratta di un software a pagamento ma dal costo modesto, ovvero 60 euro più IVA l’anno con il codice sconto disponibile per i lettori di questo blog.

Da SLpw per prima cosa selezioneremo tutti gli Uffici Giudiziari di interesse, ovvero quelli in cui il titolare della licenza ha cause in cui è costituito, ci posizioneremo quindi nella…

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COME RICAVARE IL DUPLICATO INFORMATICO (FIRMATO IN PADES) DA UNA COPIA INFORMATICA ESTRATTA DAI REGISTRI DI CANCELLERIA

E’ noto che, tra le funzioni assolte dalle firme elettroniche avanzate (e, quindi, anche dalle firme elettroniche qualificate e dalle firme digitali, che fanno parte del relativo insieme)  v’è quella di restare  “collegata ai dati sottoscritti in modo da consentire l’identificazione di ogni successiva modifica di tali dati” (art. 26, lett. d) Reg. Eidas e, prima del dlt 179/2016, dall’art. 1, lett q-bis del CAD.

In altri termini, un documento munito (almeno) di firma elettronica avanzata è sicuramente modificabile, ma la firma consente di risalire alle modifiche apportate. Tale caratteristica è integrata nella firma in formato PAdES che “implementa a funzione della gestione delle versioni (versioning): ogni versione successiva alla prima, contiene la versione integrale, non modificata, del documento precedente (comprese le firme digitali)” (cfr. documento “guida –  firme multiple” – Agid).

E’ altrettanto noto che col Provv. DGSIA 16/4/2014  il formato PAdES fece ingresso anche nel processo civile telematico e che da quasi due anni tutti i provvedimenti formati dai Magistrati attraverso Consolle Magistrato recano le firme in tale formato.

Quanto agli atti di parte, quasi tutti i redattori si sono adeguati e prevedono l’apposizione agli atti della firma PAdES in alternativa al formato CAdES (in SLpct è sufficiente selezionare il tipo di struttura nelle “impostazioni” del menu “File”)

2017-01-11_203618

Con particolare riferimento ai documenti presenti nei registri informatici del Ministero della Giustizia che presentino tale formato di firma, si ricorda che essi diventano mere “copie informatiche” nel momento in cui vengono modificate mercé l’apposizione delle segnature di protocollo (le scritte in blu recanti i dati del procedimento) e l’ormai celeberrima “coccardina”, segno grafico impropriamente rappresentativo della presenza della firma digitale.

In origine, quando il documento informatico (provvedimento o atto di parte che sia) da riversare nei registri informatici viene formato e firmato digitalmente, esso si presenta quindi privo delle predette aggiunte: a titolo esemplificativo, si vedano le immagini che seguono che riproducono il medesimo provvedimento estratto come duplicato e come copia:2017-01-11_184322 duplicato, e

2017-01-11_184306 copia informatica.

Si noti che, come premesso, che nel documento “duplicato” non sono presenti le scritte blu e non v’è ovviamente traccia della coccardina. E si noti pure che, per effetto delle modifiche apportate nel documento “copia”, Acrobat DC avverte che “almeno una delle firme non è valida“, e tanto in applicazione dell’art. 26, lett. d) del Reg. Eidas.

Orbene, per effetto del versioning, in applicazione di tale norma è possibile risalire al documento così come si presentava prima delle modifiche apportate dai sistemi informatici, vale a dire al duplicato. Vediamo come si procede nel concreto:

  1. Apriamo il documento estratto come copia informatica e clicchiamo su “pannello di firma”

1

2. Una volta aperta la barra laterale, avremo l’elenco dei firmatari del documento, messi nell’esatto ordine in cui essi hanno apposto la propria firma. Nell’esempio, la sentenza è stata sottoscritta dal Giudice Relatore (Dr.ssa Arena), successivamente dal Presidente (Dr.ssa Casoria) ed infine dal Cancelliere, all’atto della pubblicazione:

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3.  Tutte e tre le firme risultano “rotte” dacché, come indicato nella voce successiva dell’elenco, tre pagine (ossia tutte) del documento sono state modificate:

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4. Vediamo a questo punto come fare, ad esempio, per risalire alla versione del documento qual era al momento in cui il Presidente del Tribunale l’ha firmato digitalmente. Clicchiamo sul segno “+” accanto alla firma “Rev. 2” apposta, come detto, dal Presidente: esploderà un menu l’ultima delle cui voci indicherà “Fare clic per visualizzare questa versione“:

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5. Clicchiamo su tale voce e si aprirà lo stesso documento, in cima al quale la barra delle firme in azzurro viene sostituita da una barra di colore beige, nella quale si legge che “la versione firmata correntemente è firmata“.

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6. Clicchiamo adesso su “File” e “Salva con nome” per salvare il documento in questa versione, per esempio, sul desktop, come da figure che seguono:

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7. Al termine, aprendo il documento, avremo modo di verificare che esso non presenta più né la firma del Cancelliere né scritte o coccardine varie.

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Abbiamo quindi estratto dal documento “copia informatica” la versione precedente di esso. Se avessimo scelto, al passaggio n. 4 la firma “Rev. 3”, ossia quella del Cancelliere, avremmo estratto il duplicato del documento, esattamente così com’è presente nei registri informatici del Tribunale.

 

 

SLpct 1.5.1 e Windows XP

SLpct

E’ stato riscontrato che con l’ultima versione di Slpct, la 1.5.1 , nei sistemi con Windows XP, il pulsante “Invia Deposito”, richiama unicamente MS Outlook, quindi, chi avesse configurato sul proprio computer un diverso Client di Posta (Thunderbird, Outlook Express, etc.), si troverà nell’impossibilità di utilizzare detta funzione. Le versioni precedenti funzionano invece regolarmente, ma si consiglia comunque di utilizzare la più recente essendo conforme agli Schemi Ministeriali più aggiornati.

Evoluzioni Software sta lavorando per risolvere il problema, nonostante XP sia fuori supporto da Aprile 2014. Nel frattempo è comunque possibile procedere alla creazione della PEC si seposito da webmail, come spiegato in questo precedente articolo

Ad ogni modo è il caso di pensare seriamente di cambiare Sistema Operativo arrivati a questo punto.

Secondo il Dlgs 196-03 Windows XP, almeno nelle versioni Home e Professional, per i quali non vengono più rilasciati aggiornamenti dalla Microsoft, non risponde agli obblighi…

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Dal sito FIIF: LA PROVA DELLA NOTIFICA A MEZZO PEC DELLA CARTELLA ESATTORIALE

Nota a sentenze della Comm. Tributaria Prov. Napoli n. 11222 del 20/6/2016 (sez. 19 – est. Ciriello)Comm. Tributaria Prov. Napoli n. 19498 del 17/11/2016 (sez. 28 – est. Lupi) e Comm. Tributaria Prov. Napoli  n. 21038 del 12/12/2016 (sez. 19 – est. Ciriello)

Le pronunce della Commissione Tributaria Provinciale di Napoli qui in commento, e che abbiamo scelto di esaminare congiuntamente dacché legate da un unico filo conduttore e tra esse complementari quanto alla ricostruzione in diritto, affrontano un tema interessantissimo e di stretta attualità qual è quello delle modalità per offrire la prova della notifica della cartella esattoriale, quando questa sia avvenuta a mezzo posta elettronica certificata in quei procedimenti nei quali il deposito telematico delle ricevute di accettazione e di avvenuta consegna, generate ai sensi del dpr 68/2005 e del dm 2.11.2005 non è possibile, essendo destinati alla documentazione interamente analogica.

Prima di entrare in medias res, conviene tentare di dirimere un dubbio piuttosto diffuso, vale a dire se la cartella notificata come documento informatico debba essere o meno munita di firma digitale o di attestazione di conformità.

Vale ricordare che, sul piano normativo, non esiste una definizione di cartella esattoriale ma questa può essere ricavata dall’art. 25 DPR 602/1973 secondo cui … (prosegui la lettura sul sito FIIF)

Nuovo malware in posta elettronica

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Tanto per chiudere in bellezza l’anno si sta presentando una nuova ondata di Spam. Questa volta si tratta di una finta fattura, anche abbastanza ben scritta.  Come al solito l’allegato è in realtà un file eseguibile, quello che è meno chiaro è l’effetto che ha sul computer dell’utente. Non si tratta di un ransomware, ovvero un criptatore, bensì va ad inficiare il funzionamento dei browser rendendolo più lento ed inibendone parzialmente il funzionamento. Tra gli effetti più evidenti l’impossibilità ad autenticarsi al Polisweb, anche con il Firefox presente nei dispositivi stessi. Antivirus, AntiSpam e via dicendo non rilevano nulla, l’unica soluzione è stata per evitare il ripristino completo della macchina, quella di creare un nuovo profilo utente.

Quindi come al solito evitate di aprire email sospette, e su Windows non utilizzate account amministrativi per lavorare. Gmail mette automaticamente l’email in spam, altri fornitori nostrani invece non la intercettano. A buon…

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