NUOVA ALLERTA VIRUS: I RANSOMWARE NON SONO ANDATI IN VACANZA!

In questo scorcio finale di estate altri pericolosi virus “ransomware” si sono affacciati nel panorama mondiale e costituiscono una seria minaccia per qualunque sistema informatico.

«Un ransomware è un tipo di malware che limita l’accesso del dispositivo che infetta, richiedendo un riscatto (ransom in Inglese) da pagare per rimuovere la limitazione» (definizione di Wikipedia).

Si tratta di un vero e proprio fenomeno di criminalità diffusa, essendo ormai sorti dei veri e propri “programmi di affiliazione” per creare questi virus “personalizzati” che chiunque, in teoria, potrebbe commissionare:  Shark ed Atom sono gli ultimi di questi due e promettono “totale personalizzazione” (sic!), la traduzione nella lingua desiderata dei messaggi con la richiesta di riscatto, l’automazione delle operazioni di cifratura e di decifratura (a pagamento avvenuto), algoritmi veloci ed irrintracciabilità da parte degli antivirus.

atom

Sono stati addirittura creati dei codici malevoli,  per così dire, di secondo livello: è il caso del virus “Stampado”, che riesce ad installarsi su computer precedentemente infettati in fase di decrtittatura dei files conseguente al pagamento del primo riscatto: se ciò accade, l’ignaro utente sarà costretto a pagare una seconda volta per riavere i suoi documenti.

All’ultima variante di ransomware è stato attribuito il nomignolo “Locky” che si diffonde  attraverso un’email con un oggetto tipo “ATTN: Fattura J-656823454“.

Una prima versione di tale virus si diffondeva attraverso il classico allegato zip: è stata poi individuata una ulteriore variante che, in maniera più subdola, usa un allegato Word, aprendo il quale sono possibili due alternative:

  • Se il proprio MS-WORD ha già abilitata l’apertura di macro, l’infezione è irrimediabile;
  • Se non sono state abilitate le macro, il documento recherà un testo incomprensibile e per la relativa lettura verrà “raccomandato” di abilitare lemacro “se la codifica dei dati non è corretta“.  Una volta raccolto l’invito, l’infezione si diffonderà.

La macro provvede, in men che non si dica, al download del codice malevolo che  procede a crittografare tutti i file che trova  (.7z; .rar; .m4a; .wma; .avi; .wmv; .csv; .d3dbsp; .sc2save; .sie; .sum; .ibank; .t13; .t12; .qdf; .gdb; .tax; .pkpass; .bc6; .bc7; .bkp; .qic; .bkf; .sidn; .sidd; .mddata; .itl; .itdb; .icxs; .hvpl; .hplg; .hkdb; .mdbackup; .syncdb; .gho; .cas; .svg; .map; .wmo; .itm; .sb; .fos; .mcgame; .vdf; .ztmp; .sis; .sid; .ncf; .menu; .layout; .dmp; .blob; .esm; .001; .vtf; .dazip; .fpk; .mlx; .kf; .iwd; .vpk; .tor; .psk; .rim; .w3x; .fsh; .ntl; .arch00; .lvl; .snx; .cfr; .ff; .vpp_pc; .lrf; .m2; .mcmeta; .vfs0; .mpqge; .kdb; .db0; .DayZProfile; .rofl; .hkx; .bar; .upk; .das; .iwi; .litemod; .asset; .forge; .ltx; .bsa; .apk; .re4; .sav; .lbf; .slm; .bik; .epk; .rgss3a; .pak; .big; .unity3d; .wotreplay; .xxx; .desc; .py; .m3u; .flv; .js; .css; .rb; .png; .jpeg; .txt; .p7c; .p7b; .p12; .pfx; .pem; .crt; .cer; .der; .x3f; .srw; .pef; .ptx; .r3d; .rw2; .rwl; .raw; .raf; .orf; .nrw; .mrwref; .mef; .erf; .kdc; .dcr; .cr2; .crw; .bay; .sr2; .srf; .arw; .3fr; .dng; .jpeg; .jpg; .cdr; .indd; .ai; .eps; .pdf; .pdd; .psd; .dbfv; .mdf; .wb2; .rtf; .wpd; .dxg; .xf; .dwg; .pst; .accdb; .mdb; .pptm; .pptx; .ppt; .xlk; .xlsb; .xlsm; .xlsx; .xls; .wps; .docm; .docx; .doc; .odb; .odc; .odm; .odp; .ods; .odt), estendendosi anche alle eventuali unità rimovibili collegate in quel momento e alle mappature di rete: il robusto algoritmo usato per la cifratura (SHA256) rende impossibile qualsiasi tentativo di decifratura manuale.

Quando tutti i file sono crittografati, viene chiesto il pagamento per decodificarli, da eseguirsi rigorosamente in “bitcoin”:  nonostante tale pagamento, peraltro, non sempre si riesce a riottenere i propri dati.

ransomware-cryptolocker

Di fronte a tale preoccupante fenomeno, la raccomandazione è seguire alcune regole di prudenza:

  1. Eseguire frequentemente (almeno due volte la settimana) un backup completo dei propri dati e documenti, su supporti non collegati ai sistemi solitamente utilizzati;
  2. Leggere con attenzione l’anteprima delle mail ricevute e verificare l’indirizzo del mittente prima di aprire i relativi allegati: un possibile indizio è che molto spesso il contenuto delle mail è totalmente sgrammaticato, essendo frutto delle approssimative traduzioni automatiche;
  3. Tenere il proprio antivirus sempre aggiornato;
  4. Mantenere disabilitate le macro di Ms Office. Nelle versioni di Office più recenti le macro sono disabilitate di default proprio per motivi di sicurezza e non esistono ragioni per cui un normale documento di testo abbia necessità dell’attivazione delle stesse.
  5. Per gli utilizzatori del Sistema Operativo Windows è buona norma mantenere visibili le estensioni dei file ed utilizzare un account standard invece che amministrativo.
  6. Si fa infine presente che i filtri antispam di Gmail sono molto più efficaci di quelli dei provider italiani (Tim, Libero, Tiscali, etc.) e rappresentano un primo ed efficace baluardo contro questa tipologia di software dannosi.

News: aggiornamento schemi xsd per i depositi telematici 

Con un comunicato appena diffuso,  il DGSIA rende noto che, per i pagamenti tradizionali effettuati con il modello F23, è stato reso opzionale il campo ID,  al fine di consentire il deposito telematico di una busta senza la valorizzazione dell’ID del pagamento.
A redattori aggiornati, l’eventuale omissione dell’id non dovrebbe quindi restituire errore alcuno.

Con l’aggiornamento di oggi,  inoltre, sono stati corretti altri piccoli refusi negli schemi XSD. 

NEWS: IN GAZZETTA UFFICIALE DI OGGI 13.9.2016 LE MODIFICHE AL CODICE DELL’AMMINISTRAZIONE DIGITALE

E’ stato appena pubblicato in GU Serie Generale n.214 il DECRETO LEGISLATIVO 26 agosto 2016, n. 179 recante  modifiche ed integrazioni al Codice dell’amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, ai sensi dell’articolo 1 della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche.

Il testo del provvedimento è disponibile qui

 

Quesiti e risposte: il domiciliatario destinatario di una notifica telematica può attestare la conformitá del documento ricevuto via pec?

D:  un avvocato che è mero domiciliatario (pertanto non in delega) riceve la sentenza notificata via PEC può procedere alla autenticazione della PEC per permettere all’avvocato difensore di depositare appello in forma cartacea? O deve/può inoltrare la PEC ricevuta (meglio allegando la stessa alla mail da inviare) al collega  difensore del cliente affinché costui possa procedere alla autenticazione?

R: Premetto che in relazione alle notificazioni telematiche  ricevute ex L. 53/94  qualunque avvocato é, allo stato della normativa vigente, privo del potere di attestare alcunché: tale vuoto normativo é peraltro stato da noi e da più parti segnalato, senza che sinora si sia posto rimedio alcuno. Vero é anche che, di fronte a dettati normativi stringenti quali l’art. 369, comma 2 n. 2, cpc (che impone all’avvocato il deposito della copia notificata del provvedimento impugnato a pena di improcedibilità  del ricorso per cassazione), un’interpretazione costituzionalmente  orientata della norma di cui all’art. 9, comma 1 bis, dovrebbe consentire anche  all’avvocato destinatario di stampare la pec ricevuta con i documenti allegati (nella specie, sentenza è relata) ed attestarne la conformitá ai fini della costituzione nel giudizio di impugnazione (in Corte di Cassazione) fermo restando che, negli altri casi in cui sia possibile il deposito telematico (Corte d’Appello), va sicuramente depositato il documento informatico costituito dal duplicato del messaggio pec ricevuto con i relativi allegati.

Quanto al mero domiciliatario, egli é sicuramente privo di qualsivoglia potere di autentica e non c’è interpretazione diversa possibile.  Potrá pertanto solo trasmettere l’eml della pec ricevuta al proprio dominus, che provvederà al relativo deposito, nel caso di cui al quesito, come duplicato informatico.

In G.U. del 31/8/2016 il DL n. 168 per l’efficienza degli uffici giudiziari e per la giustizia amministrativa: prime riflessioni

E’ stato pubblicato nella tarda serata di ieri sulla G.U.  n. 203, il DL 168/2016 recante “Misure urgenti per la definizione del contenzioso presso la Corte di cassazione, per l’efficienza degli uffici giudiziari, nonche’ per la giustizia amministrativa.

I primi sei articoli del provvedimento  prevedono la possibilità di applicare i magistrati addetti all’ufficio del massimario e del ruolo con anzianita’ di servizio nel predetto ufficio non inferiore a due anni, alle sezioni della Corte per lo svolgimento delle funzioni giurisdizionali di legittimità (art. 1); l’estensione agli uffici della Corte di Cassazione ed alla Procura Generale presso la Corte di Cassazione  della norma sulla formazione  dei giovani laureati di cui all’art. 73 DL 69/2013 ed altre disposizioni volte alla più celere copertura delle vacanze nell’organico degli uffici  (art. 2); l’aumento da tre a quattro anni del termine di cui all’articolo 194, primo comma, del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12 in tema di tramutamenti successivi dei magistrati (art. 3);  altre disposizioni per l’efficienza degli uffici di sorveglianza e divieto di assegnazione del personale dell’amministrazione della giustizia ad altre amministrazioni (art. 4); la proroga al 31 dicembre 2017 del trattenimento in servizio di magistrati presso la Suprema Corte di cassazione che  non abbiano compiuto il settantaduesimo anno di eta’ alla data del 31 dicembre 2016 e che debbano essere collocati a riposo nel periodo compreso fra la medesima data del 31 dicembre 2016 e il 30 dicembre 2017 e la modifica del limite di eta’ per il conferimento di funzioni direttive di legittimita’ (art. 5).

Del processo amministrativo si occupano invece gli articoli da  7 a 10: di questi, gli ultimi tre riguardano misure organizzative degli uffici mentre desta particolare interesse l’art. 7, che contiene novità normative in materia di PAT.

Partendo dalla “coda” di tale norma, appare evidente la mancanza di un chiaro disegno legislativo, sol se si consideri che il comma 8 della norma in esame abroga il comma 1 bis del D.L. 117/2016, introdotto dalla relativa legge di conversione del 12/8/2016 (n. 161): l’infanticidio normativo – che  toglie vita alla norma che prevedeva il c.d. “doppio binario” nel PAT sino al 31/3/2017 (“Al fine di consentire l’avvio ordinato del processo amministrativo telematico, fino alla data del 31 marzo 2017 restano applicabili, congiuntamente alle disposizioni che disciplinano il processo telematico, le regole vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto“) – si compie nel nome della previsione generalizzata dell’obbligo di deposito di una copia di cortesia conformizzata degli atti processuali (art. 13 bis comma 4 delle norme di attuazione, di cui all’allegato 2 al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104), a corredo dei depositi telematici effettuati nel periodo sino all’1/1/2018: anche se, a ben vedere, la norma abrogata era ispirata evidentemente a sopperire ad eventuali difficoltà di gestione dei depositi telematici nel primo breve periodo, mentre la seconda appare funzionale ad una fruizione degli atti anche in modalità cartacea a beneficio dei soli Magistrati.

Non poche perplessità suscita la riesumazione di varie ipotesi in cui viene consentito il deposito in formato analogico, in particolare nei  “casi eccezionali, anche in considerazione della ricorrenza di particolari ragioni di riservatezza legate alla posizione delle parti o alla natura della controversia” (novella dell’art. 136, comma 2,, DLT 2 luglio 2010, n. 104).   Tale norma desta, già ad una prima lettura, non poche preoccupazioni interpretative con particolare riferimento al richiamo alla natura della controversia, che per un verso è dato estremamente generico e per altro verso apre la strada alla creazione di una casistica giurisprudenziale ammissiva di depositi in formato analogico in relazione alla materia trattata, con buona pace di qualsivoglia progetto di totale informatizzazione del processo. Del tutto incomprensibile risulta invece  il riferimento alle esigenze di riservatezza, che sottintendono l’inveritiera equazione “digitale = pericolo di violazione privacy“.

Altra novità rilevante è contenuta nella introduzione dell’art. 13-bis, comma 1,  delle norme di attuazione, di cui all’allegato 2 al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104 della norma transitoria valida per tre anni a decorrere dall’1/1/2017 che prevede la rimessione all’adunanza plenaria del Consiglio di Stato delle questioni  sull’interpretazione e l’applicazione delle norme in tema di processo amministrativo telematico abbia gia’ dato luogo a significativi contrasti giurisprudenziali rispetto a decisioni di altri tribunali amministrativi regionali o del Consiglio di Stato: norma questa suscettibile di provocare sensibili rallentamenti nella decisione delle controversie proprio per effetto alla previsione del procedimento incidentale dinanzi al CdS.

Passando in rapida rassegna le ulteriori novità, queste consistono:

a) nella previsione del domicilio digitale nel PAT, per effetto della dichiarata applicazione dell’art. 16 sexies dl 179/2012 e dell’introduzione dei commi 1-bis ed 1-ter dell’art. 25dlt 104/2010: “1-bis. Al processo amministrativo telematico si applica, in quanto compatibile, l’articolo 16-sexies del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221. 1-ter. A decorrere dal 1° gennaio 2018 il comma 1 non si applica per i ricorsi soggetti al processo amministrativo telematico“;

b) nella previsione (art. 25, comma 2-ter) del potere-dovere di attestazione di conformità in capo ai difensori degli atti in formato digitale costituenti copia informatica, anche per immagine, di un atto processuale di parte, di un provvedimento del giudice o di un documento formato su supporto analogico e detenuto in originale o in copia conforme: “2-ter. Quando il difensore depositi con modalita’ telematiche la copia informatica, anche per immagine, di un atto processuale di parte, di un provvedimento del giudice o di un documento formato su supporto analogico e detenuto in originale o in copia conforme, attesta la conformita’ della copia al predetto atto mediante l’asseverazione di cui all’articolo 22, comma 2, del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82. La copia munita dell’attestazione di conformita’ equivale all’originale o alla copia conforme dell’atto o del provvedimento. Nel compimento dell’attestazione di conformita’ di cui al presente comma i difensori assumono ad ogni effetto la veste di pubblici ufficiali“;

c) la riproposizione nella norma primaria di quanto già previsto dallart. 9 delle RT circa la tempestività dei depositi telematici (“E’ assicurata la possibilita’ di depositare con modalita’ telematica gli atti in scadenza fino alle ore 24:00 dell’ultimo giorno consentito. Il deposito e’ tempestivo se entro le ore 24:00 del giorno di scadenza e’ generata la ricevuta di avvenuta accettazione, ove il deposito risulti, anche successivamente, andato a buon fine. Agli effetti dei termini a difesa e della fissazione delle udienze camerali e pubbliche il deposito degli atti e dei documenti in scadenza effettuato oltre le ore 12:00 dell’ultimo giorno consentito si considera effettuato il giorno successivo“): al riguardo, va sottolineata la errata formulazione (anche) di tale norma, in considerazione del fatto che, per convenzione, il giorno inizia alle ore 00:00  (0 24:00 che dir si voglia – cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Giorno) e termina alle 23:59:59, di tal che la scadenza del termine per i depositi sarebbe di fatto anticipata all’inizio del giorno di scadenza, piuttosto che alla “fine” di esso (come più esattamente previsto dall’omologa norma per il processo civile telematico);

d) dalla strana previsione introdotta con il comma 1 quater dell’art. 13 delle  norme di attuazione, di cui all’allegato 2 al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104 che sembrerebbe attribuire  ai soli domiciliatari (e non anche ai difensori: sic!) “anche se non iscritto all’Albo degli Avvocati” il potere di depositare  telematicamente gli atti del processo:  “Sino al 31 dicembre 2017 i depositi dei ricorsi, degli scritti difensivi e della documentazione devono essere effettuati con PEC o, nei casi previsti, mediante upload attraverso il sito istituzionale, dai domiciliatari anche non iscritti all’Albo degli avvocati. Le comunicazioni di segreteria sono fatte alla PEC del domiciliatario“.

Di positivo, in tale quadro estremamente incerto, c’è  che le norme entreranno in vigore nel concreto solo dopo la scadenza del termine per la conversione del d.l. qui in esame, di tal che è auspicabile un ampio ed importante intervento correttivo  in sede legislativa.

SLpct versione 1.5.0

SLpct

In arrivo la nuova versione del redattore gratuito, di seguito le principali novità:

– Aggiunto supporto per i nuovi schemi xsd di giugno 2016 con correzioni ad errori segnalati ed aggiunto atto SICID PrecisazioneConclusioni.

– sull’atto IscrizioneRuoloPrefallimentare l’ EstensioneAnagrafica viene selezionata automaticamente per segnalare la obbligatorietà di quel tipo di dati anche se secondo gli schemi ministeriali non lo sarebbe.

– Atto di pignoramento Mobiliare ed Immobiliare: corretto errore sulla quota del bene riportato nella Nota di Iscrizione a Ruolo quando presenti frazioni con denominatore superiore a 100.

– E’ possibile cambiare i tipi di allegato “Ricevuta di Accettazione” e “Ricevuta di Consegna” in qualunque altro tipo e viceversa.

– La lettura del codice fiscale del mittente al momento della riapertura di una busta viene letto dal dal file di configurazione e non dal percorso della busta stessa per consentire una maggiore liberta’ nella gestione dei percorsi in cui si…

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NEWS: INTERRUZIONE SERVIZI PST da 1/7/16 a (max) 4/7/16

Fonte: DGSIA

Interruzione dei servizi informatici del settore civile per l’installazione di modifiche evolutive, migliorative e correttive – Luglio 2016

24/06/16

Si comunica che, al fine di consentire l’aggiornamento di talune funzionalità dei sistemi, a partire dalle ore 17.00 del 1 luglio 2016, saranno resi indisponibili tutti i servizi informatici del settore civile ed, in particolare:

  • La consultazione e l’implementazione dei registri di cancelleria;
  • L’aggiornamento (anche da fuori ufficio) della consolle del magistrato;
  • Il deposito telematico di atti e provvedimenti da parte dei magistrati;
  • Tutte le funzionalità del portale dei servizi telematici;
  • Tutte le funzioni di consultazione da parte dei soggetti abilitati esterni;
  • I pagamenti telematici.

Rimarranno attivi i servizi di posta elettronica certificata e sarà, quindi, possibile il deposito telematico da parte degli avvocati, dei professionisti e degli altri soggetti abilitati esterni anche se i messaggi relativi agli esiti dei controlli automatici potrebbero pervenire solo al riavvio definitivo di tutti i sistemi.

Attenzione!!!
Il riavvio dei sistemi è previsto a partire dalle ore 24.00 del 2 luglio 2016 e sino, al massimo, alle ore 8.00 del 4 luglio.

AVVISO IMPORTANTE: ISCRIZIONI A RUOLO TRIBUNALE DI NAPOLI CON PATROCINIO A SPESE DELLO STATO

Com’è noto, dal 15 Giugno 2016, le istanze di ammissione al patrocinio a spese dello Stato vanno presentate, quanto al COA Napoli, a mezzo pec secondo le modalità illustrate da ultimo con nota del 13/6/2016.

Tale modalità – che si sostanzia nella compilazione di un modulo online che restituisce all’esito un documento da sottoscrivere digitalmente ed inviare a mezzo pec, secondo quanto più approfonditamente descritto nel documento scaricabile da questo link – genera al termine della procedura un numero provvisorio di protocollo.

E’ altrettanto noto che l’iscrizione a ruolo di procedimenti nei quali gli istanti abbiano richiesto l’ammissione a tale beneficio può avvenire anche mediante il deposito della ricevuta: quest’ultima, nel caso della trasmissione via pec dell’istanza, è costituita dalla ricevuta di avvenuta consegna.  La Cancelleria ha tuttavia necessità che nella RdAC in parola sia evidenziato il numero provvisorio attribuito dal sistema “Riconosco” all’istanza di patrocinio: è pertanto indispensabile che, come già raccomandato nella citata nota del 13/6/2016, nell’oggetto della PEC sia indicato tale numero.  Ove tale dettaglio sia sfuggito, per le iscrizioni a ruolo cartacee sarà  necessario allegare la stampa della RdAC anche la stampa della domanda generata dal sistema “Riconosco”.

Video

VideoTutorial (parte II): configurare Acrobat DC per la firma PAdES SHA-256 per il PAT (anche su MAC)

Quale giorno fa,  abbiamo offerto su questo blog l’ottima videoguida per configurazione di una firma digitale (Token Infocert) con Sistema Operativo Windows 10.

Manifestiamo all’autore di quel contributo, Avv. Riccado Berti, rinnovata gratitudine  che va estesa all’Avv. Franco Zumerle (Foro di Verona), coautore degli ulteriori contributi che siamo in grado di offrire in questa sede, vale a dire delle altre tre videoguide che illustrano con altrettanta chiarezza e semplicità i metodi per impostare Acrobat per la firma SHA-256:

a) con sistema operativo Windows e firma Aruba

b) con sistema operativo MAC e firma Infocert

c) con sistema operativo MAC e firma Aruba

Corte Cost. su notifiche pec parla di “conoscibilità effettiva…equipollente a quella conseguibile con i meccanismi ordinari (ufficiale giudiziario e agente postale)”

Si segnala la recente pronuncia della Corte Costituzionale (sent. 146 del 16/6/2016) che, nel dichiarare non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 15, comma terzo, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell’amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa), come sostituito dall’art. 17, comma 1, lettera “a”, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, afferma in parte motiva l’importante principio secondo cui quello delle notificazioni telematiche costituisce

un sistema che presuppone il corretto operare della disciplina complessiva che regola le comunicazioni telematiche da parte dell’ufficio giudiziario e che, come tale, consente di giungere ad una conoscibilità effettiva dell’atto da notificare, in modo sostanzialmente equipollente a quella conseguibile con i meccanismi ordinari (ufficiale giudiziario e agente postale)“.

Pur mancando ancora un tassello per l’equiparazione delle notificazioni telematiche a quelle per le quali la legge richiede la consegna a mani proprie (art. 660 c.p.c.), con tale pronuncia resta definitivamente sopito qualunque dibattito sulla conoscibilità effettiva derivante dalle notificazioni a mezzo della posta elettronica certificata, ivi inlcuse quelle eseguite dall’Avvocato ai sensi del’art. 3-bis, L. 53/94.

Un grazie all’avv. Stefano Bogini  per la segnalazione.

 

Video

VideoTutorial: configurare Acrobat DC per la firma PAdES SHA-256 per il “modulo deposito” nel PAT (e non solo…)

Com’è ormai noto,  nel processo amministrativo telematico, che prenderà il via il 1°luglio prossimo, gli atti processuali (ed i provvedimenti dei giudici) vanno obbligatoriamente firmati in modalità PAdES, così come vanno firmati in tale formato il ModuloDepositoRicorso e il ModuloDepositoAtto di cui all’art. 6 delle Specifihe Tecniche.

La particolare struttura di tali moduli, destinati ad ospitare gli allegati tramessi al TAR ed i dati relativi alle parti ed al procedimento, impone che la firma digitale debba essere necessariamente apposta direttamente con il software Acrobat. Quest’ultimo, tuttavia, reca un’impostazione “base” che non consente di firmare correttamente i documenti: si ricorda, infatti, che le firme digitali devono essere formate con algoritmo di hashing SHA256 in luogo dell’algoritmo SHA1 utilizzato fino al 30 giugno 2011, e tanto per effetto della delibera CNIPA 45/2009: se Acrobat non è correttamente impostato, i documenti risulteranno firmati con algoritmo SHA1 che, come detto, non è più valido dal 2011.

Questa impostazione non è del tutto intuitiva da realizzare: ed ecco che risulta di enorme aiuto il video tutorial realizzato dall’Avv. Riccardo Berti (foro di Verona), che ringraziamo per averne consentito la pubblicazione su questo blog.

Il video illustra la configurazione di una firma digitale (Token Infocert) con Sistema Operativo Windows 10:

PEC da CassaForense: è autentica e NON è pericolosa!

Nelle scorse ore moltissimi Colleghi ci hanno segnalato di aver ricevuto un messaggio di posta elettronica certificata da un mittente “strano” (no-reply1@sicurezzapostale.it) manifestando preoccupazione sul fatto che tale messaggio potesse contenere virus o comunque rappresentare un tentativo di phishing.

Si tratta in realtà di un messaggio autentico, regolarmente firmato, inviato allo scopo di validare gli indirizzi p.e.c. contenuti nel database di Cassa Forense. Il contenuto del messaggio (che su alcuni client di posta non è immediatamente leggibile, dovendosi a tal fine cliccare sull’allegato) è infatti il seguente:

Egregio Avv. [NOME COGNOME],
la presente al solo scopo di verificare il funzionamento del Suo indirizzo PEC
e di validarlo per future comunicazioni a carattere istituzionale.
Non è richiesta, pertanto, alcuna risposta a questo messaggio ed eventuali comunicazioni inviate all’indirizzo PEC utilizzato per questa verifica non potranno essere gestite.
Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense

Il messaggio, peraltro, reca firma digitale valida ed alla scansione antivirus (che peraltro il nostro gestore ricevente deve aver già effettuato) non manifesta alcun problema:

 

Quesiti e risposte: deposito telematico del reclamo ex art. 26 Legge Fall.

D: Devo depositare un reclamo dinanzi al Tribunale di Napoli, ai sensi dell’art. 26 L.F avverso un decreto del Giudice Delegato: quale tipo atto devo adoperare? Devo depositare nel registro “concorsuali”?

R: Va premesso che l’art. 26 L.F. riguarda sia il reclamo avverso i decreti del tribunale, che avviene innanzi alla corte di appello, che quello avverso i decreti del giudice delegato, i quali si impugnano invece innanzi al tribunale. La norma in esame prevede espressamente che l’uno e l’altro “provvedono in camera di consiglio“.

Esso va proposto nel termine perentorio di dieci giorni dalla comunicazione o dalla notificazione del provvedimento per il curatore, per il fallito, per il comitato dei creditori e per chi ha chiesto o nei cui confronti è stato chiesto il provvedimento, mentre per gli altri interessati, il termine decorre dall’esecuzione delle formalità pubblicitarie disposte dal giudice delegato. La norma prevede pure che, in ogni caso, il mezzo non sarà proponibile decorsi novanta giorni dal deposito del provvedimento in cancelleria.  Entro cinque giorni il Presidente  nomina il relatore e fissa l’udienza entro il quarantesimo giorno dal deposito del ricorso; tra la notifica e l?udienza devono intercorrere non meno di dieci giorni liberi e non più di venti, mentre la parte resistente deve costituirsi almeno cinque giorni prima dell’udienza fissata.

Il registro delle procedure concorsuali fa parte del sistema SIECIC che, com’è ormai noto, non “comunica” con il registro SICID, che ospita i procedimenti del contenzioso, lavoro, della volontaria giurisdizione e dei procedimenti camerali: il reclamo, pertanto, non potrà essere depositato come atto “endoprocessuale” (non potendo traslare nel SICID), ma direttamente come un vero e proprio “introduttivo” SICID (ciò  a maggior ragione ove si tratti di reclamo da proporsi dinanzi alla Corte d’Appello).

Per procedere al deposito telematico, selezioneremo il registro della “volontaria giurisdizione”, l’atto “ricorso”,  e codice oggetto 490999 “Altri procedimenti camerali”. Il contributo unificato sarà di 98,00 euro e va versato anche il diritto di notifica da 27,00 euro di cui all’art. 30 DPR 115/2002.

Si faccia attenzione: NON va indicato – come pure la relativa descrizione suggerirebbe – il codice oggetto 471999, dacché tale codice crea problemi in fase di accettazione al cancelliere, che è costretto all’intervento manuale per la relativa modifica, essendo diversamente impossibilitato ad accettare il deposito.

Attesa la natura aspecifica del codice oggetto, in caso di impugnazione di decreto del G.D., si suggerisce di intestare l’atto principale come “reclamo” diretto al Tribunale, sezione fallimentare.

2016-06-09_211525

2016-06-09_211542

Giurisprudenza: anche per il notificante vale il limite delle ore 21 ex art. 147 cpc

Segnaliamo, nell’ambito della sempre più frequente produzione giurisprudenziale in materia di processo civile telematico, la recente sentenza della Corte di Cassazione, sezione lavoro, n. 8886 del 4/5/2016  che afferma un importante principio: nonostante l’art. 16-quater D.L. 179/2012 preveda la scissione del momento perfezionativo della notifica telematica (“La notifica si perfeziona, per il soggetto notificante, nel momento in cui viene generata la ricevuta di accettazione prevista dall’articolo 6, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68, e, per il destinatario, nel momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna prevista dall’articolo 6, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68“) tale scissione non si applica anche agli effetti del successivo art. 16-septies (che modificò, come noto,  l’art. 147 c.p.c.).

Nel caso all’esame della Corte, l’avvocato notificante aveva inviato una notificazione ex art. 3 bis L.53/1994 successivamente alle ore 21.00 ma prima delle ore 23:59 del giorno 27/11/2014, e sosteneva la tesi secondo cui il limite orario delle ore 21:00 valeva a spostare il momento di perfezionamento della notifica per il solo destinatario e non anche per il soggetto notificante.

Tale tesi è stata ritenuta infondata dalla S.C. secondo cui “la notifica del ricorso in cassazione a norma del combinato disposto degli articoli 16 septies DL 179/2012 e 147 cpc si considera ex lege perfezionata il 28 novembre 2014, a termine decorso. La norma dell’art. 16-septies dei decreto legge 18 ottobre 2012, n. 179 non consente una diversa interpretazione per il chiaro tenore letterale; essa infatti non prevede la scissione tra il momento di perfezionamento della notifica per il notificante ed il tempo di perfezionamento della notifica per il destinatario espressamente disposta, invece, ad altri fini dal precedente articolo 16 quater“.