Dal sito FIIF: IL PRINCIPIO DI NON DISCRIMINAZIONE DEI DOCUMENTI E DELLE FIRME ELETTRONICHE NELL’EIDAS

Dal sito FIIF

(commento a sentenza del Tribunale di Milano n. 11402/2016 del  18/10/2016, rel. Consolandi)

E’ ormai noto a tutti gli operatori del diritto che lo scorso 1° luglio 2016 è entrato in vigore il Regolamento UE N. 910/2014 del 23 luglio 2014 del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’Unione Europea in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche nel mercato interno, al secolo “Eidas”.

Ed è altrettanto noto che con il dlt n.179 del 26/8/2016 è stato operato un vistoso lifting al nostro Codice dell’Amministrazione Digitale dettato, tra l’altro, anche dall’esigenza di adeguarne le disposizioni al Regolamento Eidas, del quale ha recepito le definizioni di cui all’art. 3.  Va peraltro ricordato, come mero inciso, che i Regolamenti UE sono direttamente applicabili agli Stati membri, sicché eventuali contrasti con la legge nazionale vanno sempre risolti a favore della norma europea: ed il Giudice che rilevasse un conflitto tra il Regolamento UE e la legge nazionale dovrà semplicemente disapplicare quest’ultima.

Tra le norme di diretta applicazione ve ne sono in particolare quattro, sulle quali ci soffermeremo in questo breve commento, che ribadiscono il medesimo principio di “non discriminazione” in riferimento a quattro diversi istituti del diritto dell’informatica: l’art. 25, in relazione alle firme elettroniche; l’art. 35, in relazione ai sigilli elettronici; l’art. 41, quanto alla validazione temporale elettronica e l’art. 46, per quanto concerne i documenti elettronici. Tutte e quattro le norme si caratterizzano per una formulazione pressoché identica: «A una firma elettronica non possono essere negati gli effetti giuridici e l’ammissibilità come prova in procedimenti giudiziali per il solo motivo della sua forma elettronica o perché non soddisfa i requisiti per firme elettroniche qualificate», recita l’art. 25 Eidas,   e con espressioni sovrapponibili viene ribadito lo stesso principio nell’art. 35 per i sigilli elettronici, nell’art. 41 per la  “validazione temporale” e nell’art. 46 per il “documento elettronico”.

Due di questi postulati sono richiamati nella recente sentenza di merito qui in commento, nella quale il Tribunale di Milano afferma il principio che «è ammissibile come prova il documento elettronico anche in assenza di firma elettronica qualificata» per poter far uso, ai fini dell’applicazione della regola di giudizio ex art. 2697 c.c., di un messaggio di posta elettronica non certificata: anche se, a dire il vero, la parte essenziale della motivazione in parte qua pare potersi rinvenire nel richiamo all’art. 21 del CAD secondo cui “Il documento informatico, cui è apposta una firma elettronica, soddisfa il requisito della forma scritta e sul piano probatorio è  liberamente valutabile in giudizio, tenuto conto delle sue caratteristiche oggettive di qualità, sicurezza, integrità e immodificabilità”, col successivo rilievo che una email costituisce comunque un documento elettronicamente firmato, per via dell’utilizzo delle credenziali di accesso alla relativa casella mittente ed al server SMTP e, in ultima analisi, del mancato specifico disconoscimento della parte contro cui quello scritto veniva prodotto….. (continua la lettura sul sito della Fondazione Italiana per l’Innovazione Forense)

Il PCT non ha età: auguri al mio Papà, 70 anni di iscrizione all’Albo!

Oggi, 2 Dicembre 2016, è per me una data importante. Lo stesso giorno di 70 anni fa, il mio Papà, l’avv. Raffaele Arcella, classe 1920, si iscriveva all’Albo degli Avvocati  nel quale è tuttora iscritto.

Ed è per me un vanto far sapere che a 97 anni usa quotidianamente il computer e la posta elettronica, smentendo i molti colleghi che, sol perché  laureatisi una ventina d’anni or sono, si dicono appartenenti ad una generazione che non è fatta per l’informatica e detestano per partito preso il PCT.

Lui ha invero una tempra diversa, avendo sopportato una prigionia  durata due lunghi anni nei Lager nazisti e molte altre dure prove che gli si sono frapposte nella vita, e non potevano essere una tastiera ed un monitor a creargli problemi.

Non ho fatto ricerche particolari nei vari Albi d’Italia, ma credo si tratti di un record: e credo costituisca al pari un record l’assordante silenzio serbato sulla ricorrenza, che so esser ben nota,  dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati che da 70 anni lo annovera tra gli iscritti.

Nel silenzio, gli auguri di tutti gli altri risuoneranno più forti.

Sperimentazione massiva dal 1 Dicembre: pubblicate le regole tecniche

Da oggi, avvio della sperimentazione massiva PAT: é possibile esercitarsi nei depositi telematici, selezionando “TAR ANCONA”, depositando i moduli via p.e.c. all’indirizzo test5@pec.ga-cert.it

PROCESSO AMMINISTRATIVO TELEMATICO

Oggi 30 Novembre si conclude la sperimentazione obbligatoria prevista dal DL 117/2016. Sul sito della Giustizia Amministrativa sono state pubblicate le regole per la sperimentazione massiva, che si terrà dal 1 Dicembre al 22 Dicembre.

Come già indicato in un precedente articolo, si tratta di una sperimentazione a partecipazione facoltativa, che ha il solo scopo di permettere a tutti gli avvocati di utilizzare le nuove funzioni del PAT in un ambiente di prova.

I depositi effettuati, pertanto, saranno privi di effetti giuridici e i depositi cartacei effettuati a dicembre non vincoleranno l’avvocato al deposito telematico tramite i Moduli del PAT.

Gli avvocati potranno, pertanto, inserire nel Modulo anche dati fittizi (ad esempio, indicando colleghi di Studio come ricorrenti).

L’unico vincolo indicato, attiene all’indicazione della sede, che durante la sperimentazione massiva di dicembre dovrà essere obbligatoriamente il TAR Marche Ancona. Per tale motivo, l’indirizzo PEC al quale inviare il Modulo…

View original post 33 altre parole

Slpct e Mac Sierra

SLpct

Aggiornate le istruzioni per l’installazione di SLpct sull’ultima versione di Mac Os Sierra. Viene spiegato come ripristinare l’opzione Consenti app scaricate da “Dovunque” che è stata nascosta in questa versione. Senza tale operazione non sarà possibile installare il redattore. Qui il link all’articolo  

N.B. Le stesse istruzioni valgono anche per gli utilizzatori di SLpw

Se possedete un Sierra è possibile che nel pannello Sicurezza non riusciate a visualizzare la terza opzione “Dovunque”. Questa opzione infatti nella versoine Sierra di Mac è stata nascosta ma è sempre disponibile. Per visualizzarla è necessario procedere come segue:
– aprire il Terminale (aprendo lo spotlight, cioè la lente di ingrandimento situata in alto a destra dello schermo e scrivendo Terminale);
– scrivere sudo “spctl –master-disable” (senza virgolette), premere Invio e inserire la password di amministratore se richiesta;
– riaprire “Preferenze di Sistema” e cliccare sull’icona “Sicurezza e Privacy”; posizionarsi sulla prima…

View original post 56 altre parole

Quesiti e risposte: Se invio una diffida stragiudiziale allegandola ad un messaggio PEC, devo firmarla digitalmente?

D: Se invio una diffida stragiudiziale allegandola ad un messaggio PEC, devo firmarla digitalmente?

R:  La firma digitale attribuisce ad un documento informatico caratteristiche di :

  • immodificabilità” (rectius: alla luce del Regolamento Eidas, la firma è collegata ai dati sottoscritti in modo da consentire l’identificazione di ogni successiva modifica di tali dati: quindi la modifica può intervenire ma la firma deve garantire la possibilità di individuarne la esatta portata);
  • autenticità“, consentendo al destinatario di verificare l’identità del firmatario;
  • non ripudiabilità“, impedendo sostanzialmente al firmatario di disconoscere il documento firmato digitalmente (per completezza di disamima, al riguardo, va comunque ricordato che una parte della dottrina – FERRARI, La nuova disciplina del documento informatico, in Riv. Dir. Proc, 1999, pag 144 e ss – ritiene comunque possibile il c.d. disconoscimento d’uso, vale a dire la contestazione della propria firma digitale connessa ad un abuso del proprio dispositivo di firma digitale da parte di terzi).

Tali caratteristiche non sono sovrapponibili a quelle della posta elettronica certificata, il cui utilizzo può essere ricondotto ad una firma elettronica semplice (o debole) per via dell’utilizzo di username e password.  La pec, infatti,  (solo quella con RdAC completa) ha caratteristiche di immodificabilità ed è integrità, così come previsto dall’art. 3, comma 4, lett c, dpcm 13/11/14. Il suo riferimento temporale é opponibile a terzi ai sensi dell’art. 41 dpcm 22/2/2013.

L’autenticità non é tuttavia garantita dalla pec in sé, a meno che la relativa casella del mittente non risponda ai requisiti ex articolo 65, comma 1, lettera “c-bis” del Decreto Legislativo 07/03/2005, n. 82 (la cd pec-id), sino ad oggi, credo, del tutto inattuata.

L’invio di un messaggio PEC, in altri termini, espone la parte che intenda valersene al giudizio ex art. 21, comma 1, CAD (“…sul piano probatorio è liberamente valutabile in giudizio, tenuto conto delle sue caratteristiche oggettive di qualità, sicurezza, integrità e immodificabilità“): nel caso, tuttavia, degli avvocati, v’é un forte elemento presuntivo circa l’appartenenza della pec al mittente, che é dato dall’iscrizione nel RegInde, così come nel caso degli altri professionisti e delle imprese il cui indirizzo PEC sia iscritto in uno dei pubblici elenchi, iscrizione che consente di collegare, con un buon margine di affidabilità, un indirizzo al persona fisica o giuridica mittente.

Come compilare il Modulo di Deposito del Ricorso?

PROCESSO AMMINISTRATIVO TELEMATICO

La Guida completa con i consigli e le FAQ della sperimentazione.

Il ModuloDepositoRicorso attuale è la versione 1.03, scaricabile da questo link. Il Modulo può essere salvato con alune parti precedentemente salvate (es. Sede, difensore ecc.) ma si consiglia di controllare sempre di utilizzare una versione aggiornata del Modulo. Qualora fosse necessario depositare più ricorsi con dati simili (es. ricorsi individuali di più candidati non ammessi all’orale da una stessa Commissione) è possibile utilizzare un modulo compilato come base per rendere più veloce la compilazione. Una volta firmato, tuttavia, il Modulo diventa immodificabile.

Il ModuloDepositoRicorso deve essere compilato in modo sequenziale dall’alto verso il basso, in quanto si tratta di un modulo dinamico. Qualora fosse necessario correggere un campo, è necessario cliccare su X per chiudere il campo e quindi crearne uno nuovo utilizzando il tasto AGGIUNGI. In senso contrario, la modifica potrebbe non essere registrata (es. nel campo…

View original post 1.976 altre parole

Problemi con Vodafone Station

SLpct

Per gli utilizzatori di questo tipo di connessione internet, ovvero Vodfone Rete Sicura si può presentare un problema all’avvio di SLpct che si manifesta con questa dicitura:  java.io.IOException proseguendo si riceverà un secondo errore Java.lang.Exception Impossibile leggere il file degli uffici.

E’ stato rilevato che Vodafone Station blocca l’accesso al sito www.evoluzionisoftware.it dove SLpct scarica i certificati e l’elenco degli atti.

La soluzione fortunatamente è molto semplice, è sufficente andare con il browser all’indirizzo www.evoluzionisoftware.it e consentire l’accesso con il pulsante Procedi comunque come riportato nell’imagine che segue

vodafone

Probabilmente il problema sarebbe rislvibile anche modificando i DNS forniti da Vodafone con quelli di Google o Open DNS, come spiegato a questo link

View original post

ThunderPEC 1.7.5

ThunderPEC

La nuova versione 1.7.5 di ThunderPEC è ora disponibile per il download dal sito delle estensioni per Mozilla Thunderbird

La nuova versione  introduce la possibilità di definire il tipo di ricevuta PEC in caso di DEPOSITO PCT. Nella finestra delle Impostazioni, è presente una nuova voce che permette di definire questo valore

Ricevuta PECQuesto valore sarà utilizzato nel momento in cui si avvierà da SLPCT o da programma esterno, la composizione di un nuovo DEPOSITO.

Secondo la normativa AGiD, la differenza tra le diverse ricevute è:

Ricevuta completa di avvenuta consegna: E’ caratterizzata dal contenere in allegato i dati di certificazione ed il messaggio originale
Ricevuta breve di avvenuta consegna: E’ caratterizzata dal contenere in allegato i dati di certificazione ed un estratto del messaggio originale; gli allegati sono sostituiti dai relativi hash digitali

Ricevuta sintetica di avvenuta consegna: E’ caratterizzata dal contenere in allegato i soli…

View original post 60 altre parole

Come si iscrive a ruolo il procedimento di esecuzione di un sequestro presso terzi?

D: Vorrei sapere come si iscrive a ruolo telematicamente il procedimento di esecuzione di un sequestro presso terzi. Grazie

R: Va premesso anzitutto che, per l’art. 678 c.p.c., “Il sequestro conservativo sui mobili e sui crediti  si esegue secondo le norme stabilite per il pignoramento presso il debitore o presso terzi“. Una prima risposta è che occorre attenersi alle regole per l’iscrizione di un normale pignoramento.

Occorrono tuttavia alcune precisazioni.

Si ricorda, infatti, che il prosieguo il ricordato art. 678 c.p.c.  soffre di un difetto di coordinamento con l’art. 26-bis, c.p.c., introdotto dall’art. 19 DL 132/2014, relativo alla competenza per territorio nel pignoramento presso terzi. Per l’art. 678 cp.c., infatti, si prevede che “…il sequestrante deve, con l’atto di sequestro, citare il terzo a comparire davanti al tribunale del luogo di residenza del terzo stesso per rendere la dichiarazione di cui all’articolo 547” mentre, com’è noto, l’art. 26-bis c.p.c. prevede nel pignoramento presso terzi la competenza del tribunale del luogo di  residenza o sede del debitore: ne consegue che, ai fini del sequestro presso terzi, occorrerà applicare la regola speciale prevista dall’art. 678 c.p.c.

Fatta questa premessa, occorre pure considerare che l’ordinanza che autorizza il sequestro conservativo non costituisce un “titolo esecutivo” e non richiede quindi la spedizione della copia con la formula: ne consegue che, ai fini dell’esecuzione del sequestro, sarà utilizzabile senza alcun problema la copia estratta dall’avvocato dai registri informatici, ai sensi dell’art. 16-bis, comma 9-bis, DL 179/2012: come vedremo, questa precisazione è rilevante anche ai fini della corretta impostazione dei dati nel documento strutturato DatiAtto.xml.

Una volta notificata l’atto di sequestro con la citazione del debitore e l’invito al terzo a rendere la dichiarazione di quantità, all’esito della restituzione dell’atto da parte dell’Ufficiale Giudiziario, occorre procedere all’iscrizione a ruolo, che è necessariamente telematica ai sensi dell’art. 16 bis, comma 2, DL 179/2012.

Si adopererà al riguardo lo schema del pignoramento, con i consueti adattamenti relativi al fatto che non v’è un titolo esecutivo e non v’è un precetto, i cui dati andranno inseriti con un minimo di inventiva per aggirare i blocchi derivanti dai rigidi schemi ministeriali.

DOCUMENTI INFORMATICI DA PREDISPORRE

Al riguardo, predisporremo:

a) un documento pdf che chiameremo “precetto”  (ma che precetto ovviamente non è) nel quale scriveremo qualcosa come “atto omesso in quanto non previsto per i sequestri“;  che affiancheremo alla

b) copia informatica dell’ordinanza autorizzativa estratta dai registri informatici del Tribunale, opportunamente attestata conforme ai sensi dell’art. 16-bis, comma 9-bis, DL 179/2012;

c) la scansione del pignoramento presso terzi notificato al sequestrato ed al terzo;

d) la marca da € 27, dacché il contributo unificato NON è ancora dovuto. Si ricorda, al riguardo, che per l’art. 14 DPR 115/2002 “La parte che per prima si costituisce in giudizio, che deposita il ricorso introduttivo, ovvero che, nei processi esecutivi di espropriazione forzata, fa istanza per l’assegnazione o la vendita dei beni pignorati, è tenuta al pagamento contestuale del contributo unificato“, laddove nel sequestro presso terzi non v’è ancora un’istanza di assegnazione, la quale andrà depositata all’esito della pronuncia di condanna nel giudizio di merito conseguente al cautelare, sotto forma di istanza di conversione del sequestro in pignoramento che, nel caso del sequestro presso terzi, assumerà la veste di un’istanza di riassunzione del procedimento sospeso.

CREAZIONE DELLA BUSTA DI DEPOSITO

Si inizierà quindi la redazione della busta nei modi consueti esattamente come per il pignoramento presso terzi, come da immagini che seguono:

seq_01 23

45Giunti a questo punto, lo schema del sequestro presso terzi si diversifica rispetto a quello del pignoramento: ciò accade esattamente nel momento in cui il redattore chiede di indicare se si tratta di “titolo esecutivo” o di “titolo non esecutivo“. Per quanto detto sopra, opteremo per la seconda opzione e, nell’elenco a discesa, per la scelta della voce “sequestro”:

7

Procederemo infine con l’impostazione degli allegati, esattamente come si trattasse di un pignoramento (all’uopo rinviandosi al più completo Vademecum) ed all’invio della busta.

Pubblicata in G.U. la legge di conversione del d.l. per la definizione del contenzioso presso la Corte di cassazione, per l’efficienza degli uffici giudiziari, nonche’ per la giustizia amministrativa

E’ stata pubblicata  nella G.U. n. 254 di oggi 29 Ottobre 2016,  la Legge 25 ottobre 2016, n. 197  di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 31 agosto 2016, n. 168, recante misure urgenti per la definizione del contenzioso presso la Corte di cassazione, per l’efficienza degli uffici giudiziari e sul processo amministrativo telematico.

Cliccare qui per leggere il testo coordinato dal sito della Gazzetta Ufficiale

Corso gratuito a Napoli, 12 Ottore 2016 PCT: simulazione di deposito telematico e conservazione della pec

Relatore: Avv. Roberto Arcella  (Centro Studi Processo Telematico)
STARHOTELS TERMINUS  – piazza Garibaldi 91 – Napoli (NA)
Mercoledì, 12 Ottobre 2016 – Ore 14-19
PROGRAMMA

Redazione della busta telematica e simulazione di deposito di un atto giudiziario

  • Ricorso per decreto ingiuntivo

Estrazione delle copie autentiche per la successiva notificazione

  • Illustrazione pratica dei passaggi necessari per la creazione di una copia informatica o per l’utilizzo di un duplicato informatico)

Notificazione a mezzo pec

  • Simulazione di una notificazione attraverso redattore Teamsystem

L’iscrizione a ruolo per via telematica

  • Redazione della busta informatica in caso di atti notificati a mezzo ufficiale giudiziario e in caso di atti notificati con la posta elettronica certificata

Iscrizione a ruolo di una procedura esecutiva telematica

  • Illustrazione pratica delle modalità per la redazione delle attestazioni di conformità e redazione della busta per il deposito telematico)

Archiviazione e conservazione dei documenti informatici e degli atti del processo

  • Posta elettronica certificata e altri documenti informatici: esposizione delle norme europee e italiane che presiedono la conservazione e illustrazione dei servizi a disposizione dell’avvocato

euroconference

PAT, parziale dietrofrònt sulla sperimentazione obbligatoria: se il modulo-deposito non arriva entro le 12 delc secondo giorno successivo, l’RG viene attribuito sul deposito cartaceo

E’ stato da poco pubblicata sul portale della Giustizia Amministrativa un avviso che “chiarisce” ulteriormente  le modalità della sperimentazione.

Nel precedente avviso era stato precisato che “Gli avvocati, dopo aver depositato presso l’Ufficio Ricevimento ricorsi (di un Tar o del CdS) l’atto introduttivo del giudizio, correlato dai relativi documenti e istanze, devono provvedere a inviare in via telematica il modulo “deposito ricorsi” completo di tutti gli atti in formato digitale già prodotti in formato cartaceo” e che solo con “il deposito in formato digitale al ricorso depositato in cartaceo è assegnato il numero di R.G. che il sistema attribuisce al deposito informatico“.

A seguito dell’incontro di ieri presso il Consiglio di Stato, tali istruzioni sono state parzialmente modificate sicché  le “Segreterie degli uffici giudiziari provvederanno comunque ad assegnare il numero di R.G. al ricorso cartaceo se, entro le ore 12 del secondo giorno compreso quello del deposito, il ricorso non è stato trasmesso anchetelematicamente con lo specifico modulo predisposto per il PAT”.

Il testo completo dell’avviso del 7/10/2016:

Come noto, nella fase di sperimentazione, dal 10 ottobre 2016 sino al 30 novembre 2016, il deposito cartaceo del ricorso deve precedere quello telematico.

Nel periodo di sperimentazione al deposito cartaceo, che è l’unico ad avere validità legale, è assegnato uno specifico numero di protocollo, mentre il numero di R.G. è attribuito in automatico dal sistema al momento del corrispondente deposito digitale.

Le Segreterie degli uffici giudiziari provvederanno comunque ad assegnare il numero di R.G. al ricorso cartaceo se, entro le ore 12 del secondo giorno successivo a quello del deposito, , il ricorso non è stato trasmesso anche telematicamente con lo specifico modulo predisposto per il PAT.

In conseguenza – per evitare che ad uno stesso ricorso siano attribuiti due numeri di RG ricorso – decorso inutilmente il predetto termine dal deposito del ricorso cartaceo il ricorso non dovrà essere trasmesso utilizzando il “Modulo ricorsi” predisposto per il Processo amministrativo telematico, ma dovrà essere inviato in formato digitale, con le modalità ordinarie.”

Dimensione massima della busta di deposito 30 Mb? Storia vecchia…

In un articolo pubblicato su questo blog il 16 febbraio 2016 avevamo analizzato il caso di un deposito telematico, regolarmente accettato, nel quale atto.enc “pesava” circa 35 Mb, il che corrispondeva a poco meno di 42 Mb complessivi del messaggio pec del relativo invio: il limite di 30 Mb stabilito dall’art. 14, comma 3 del Provv. DGSIA 16/4/2014 (norma peraltro mal scritta in quanto riferita al “messaggio” e non alla busta atto.enc  in esso contenuta) era quindi già da ritenersi superato nei fatti, spostandosi l’asticella di atto.enc a circa 32 Mb come dimensione massima.

All’esito di alcune prove, avevamo anche ricostruito che il limite di 30 Mb si ricollegava, in realtà, al limite di capacità di ricezione di 48.234.496 byte (circa  46 Mb – cui corrisponde invero un atto.enc di poco meno di 35 Mb) della casella pec ministeriale, tant’è che un messaggio di poco superiore a tale valore veniva respinto:

peso massimo pec tribunale

Nel corso di un deposito eseguito ieri, 4 ottobre 2016, abbiamo appurato che anche quel limite accertato a febbraio scorso è stato superato: tale deposito ha infatti generato un messaggio di esito dei controlli automatici positivo con un atto.enc di circa 36,6 Mb contenuto in un messaggio di poco superiore ai 50 Mb, come appare chiaro dalle immagini sotto riprodotte:

Alla luce di tale nuova realtà tecnica, appare ormai evidente che la norma di cui all’art. 14 del Provvedimento DGSIA del 16/4/2014 meriti un aggiornamento, se non altro per avere certezza circa i nuovi limiti di peso informatico delle buste di deposito: ovviamente, il suggerimento per il Colleghi resta quello di evitare buste eccessivamente pesanti, avendo cura nelle scansioni di selezionare una bassa risoluzione (150 x 150 dpi), preferendo il “bianco e nero” ai toni di grigio o, peggio, al colore.

Quesiti e risposte: come depositare una istanza di pre-concordato fallimentare?

L’art. 161, comma 6, L.F. (introdotto dall’art. 33 DL 83/2012), prevede che “L’imprenditore può depositare il ricorso contenente la domanda di concordato unitamente ai bilanci relativi agli ultimi tre esercizi e all’elenco nominativo dei creditori con l’indicazione dei rispettivi crediti, riservandosi di presentare la proposta, il piano e la documentazione di cui ai commi secondo e terzo entro un termine fissato dal giudice, compreso fra sessanta e centoventi giorni e prorogabile, in presenza di giustificati motivi, di non oltre sessanta giorni. Nello stesso termine, in alternativa e con conservazione sino all’omologazione degli effetti prodotti dal ricorso, il debitore può depositare domanda ai sensi dell’articolo 182-bis, primo comma. In mancanza, si applica l’articolo 162, commi secondo e terzo. Con decreto motivato che fissa il termine di cui al primo periodo, il tribunale può nominare il commissario giudiziale di cui all’articolo 163, secondo comma, n. 3; si applica l’articolo 170, secondo comma. Il commissario giudiziale, quando accerta che il debitore ha posto in essere una delle condotte previste dall’articolo 173, deve riferirne immediatamente al tribunale che, nelle forme del procedimento di cui all’articolo 15 e verificata la sussistenza delle condotte stesse, può, con decreto, dichiarare improcedibile la domanda e, su istanza del creditore o su richiesta del pubblico ministero, accertati i presupposti di cui agli articoli 1 e 5, dichiara il fallimento del debitore con contestuale sentenza reclamabile a norma dell’articolo 18“: trattasi dell’istituto comunemente denominato anche “concordato con riserva” o “concordato in bianco” che mira a 

Il procedimento si articola quindi nella presentazione di un’istanza corredata dei bilanci relativi agli ultimi tre esercizi con l’elenco dei creditori e l’indicazione dei rispettivi crediti, laddove invece  il piano contenente l’indicazione delle modalità e dei tempi di adempimento della proposta concordataria  potrà essere depositato successivamente, corredato dalla relazione dell’esperto, dalla proposta e dagli altri documenti indicati nel secondo e nel terzo comma dell’art.161 l. fall., entro un termine stabilito dal Giudice da sessanta a centoventi giorni dalla presentazione del ricorso, ulteriormente prorogabile, per  giustificati motivi, per ulteriori  sessanta giorni.

Sotto i profili strettamente connessi al deposito telematico di tale istanza, va evidenziata qualche particolarità che, per maggiore chiarezza e semplicità di esposizione, uniremo alla consueta illustrazione con immagini tratte dal “redattore” SLpct:

Va segnalato anzitutto che occorre scegliere come Registro “Procedure Concorsuali” e come Rito “Prefallimentare“. Come istanza, va selezionata “Fase introduttiva – Istanza di fallimento – (IscrizioneRuoloPrefallimentare)“.

1

Come codice oggetto, in assenza di un codice specifico per la procedura ex art. 161, comma 6, LF, va adoperato 471411: non inganni la circostanza che nel campo “ruolo” comparirà “Volontaria Giurisdizione” in quanto tale deposito sarà convogliato comunque nel registro SIECIC e non in quello della VG.

2

La maschera n. 3 cela la particolarità più rilevante: qui infatti siamo solitamente abituati ad indicare nella prima sezione il soggetto istante e nella sezione il convenuto/controparte: nel caso dell’istanza di concordato, però, va fatto esattamente al contrario, in quanto il secondo campo (che negli schemi ministeriali ed in SLpct viene definito “Controparte) è destinato ad ospitare i dati del debitore istante: si faccia attenzione ad indicare con cura il relativo codice fiscale, ai fini dell’interfacciamento del SIECIC con i dati del Registro Imprese e con INIPEC:

3

Dopo di ciò, il programma richiede di indicare l’avvocato depositante, che andrà ovviamente associato al debitore:

4

4-bis

Nella quinta maschera andrà confermato che il soggetto indicato come “controparte” (che abbiamo visto essere in questo caso l’istante della procedura) è il debitore, ed andrà indicata la relativa forma societaria, mentre nel campo successivo andranno indicati i dati del/dei creditore/i:

5

Al termine di ciò, andranno allegati – come di consueto in tutti i depositi – l’atto principale (l’istanza), la procura e, come produzione minima in questa fase, gli ultimi tre bilanci.

Processo Amministrativo Telematico: la sperimentazione “obbligatoria” parte il 10 ottobre prossimo: le modalità

Sono state pubblicate sul Sito istituzionale della Giustizia Amminstrativa le istruzioni tecnico operative per la sperimentazione del PAT, che avrà inizio il 10 Ottobre, come preannunziato nel relativo Regolamento pubblicato nella G.U. 217/2016 (scarica qui il documento in pdf – cfr. pag. 12).

In tale provvedimento si prevedeva che  “tutti i depositi delle parti del giudizio e tutta la conseguente attività delle Segreterie, relativi ai giudizi introdotti con i ricorsi depositati, in primo o in secondo grado, a far data dal 10 ottobre 2016, dovranno obbligatoriamente essere effettuati anche in via telematica“: in altri termini, chiunque depositerà un ricorso presso le Sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato e presso tutti i Tribunali amministrativi regionali, dal 10 ottobre 2016 al 30 novembre 2016 (con riguardo ai soli giudizi introdotti con i ricorsi depositati, in primo o in secondo grado, a far data dal 10 ottobre 2016) dovrà effettuare un doppio deposito: cartaceo e telematico.

Il (discutibile) provvedimento appena pubblicato dispone in ordine alle concrete modalità di tali depositi:

“ISTRUZIONI OPERATIVE PER LA SPERIMENTAZIONE DEL PAT (10 ottobre-30 novembre)

Gli avvocati, dopo aver depositato presso l’Ufficio Ricevimento ricorsi (di un Tar o del CdS) l’atto introduttivo del giudizio, correlato dai relativi documenti e istanze, devono provvedere a inviare in via telematica il modulo “deposito ricorsi” completo di tutti gli atti in formato digitale già prodotti in formato cartaceo.
Al ricorso depositato con modalità cartacea viene attribuito il protocollo Agid.
Con il deposito in formato digitale al ricorso depositato in cartaceo è assegnato il numero di R.G. che il sistema attribuisce al deposito informatico.
Si rammenta che, nella fase di sperimentazione, ai fini della tempestività del deposito si fa esclusivo riferimento alla data di protocollo Agid del deposito cartaceo.  
 
Sul Portale dell’Avvocato la visualizzazione dei dati relativi alla data di deposito del ricorso cartaceo e al protocollo Agid è resa disponibile:
1) nell’elenco dei ricorsi depositati;
2) nel dettaglio fascicolo relativo ai ricorsi patrocinati nel quale sono riportate le informazioni sugli estremi del deposito cartaceo insieme a quelle sulla data di deposito.
Tali informazioni saranno rese disponibili anche dopo la fase di sperimentazione, per conservare traccia dell’effettiva data giuridica di deposito del ricorso.
Anche gli atti successivi al ricorso devono essere depositati in formato digitale, avvalendosi dell’apposito modulo, subito dopo il deposito cartaceo.
Anche ai fini della tempestività di tali atti si fa esclusivo riferimento alla data di protocollo del deposito cartaceo“.

AVVISO IMPORTANTE: PATROCINIO A SPESE DELLO STATO – ISCRIZIONE A RUOLO CON IL NUMERO DI PROTOCOLLO IN ATTESA DELLA DELIBERA COA

Com’è noto, dal 15 Giugno 2016, le istanze di ammissione al patrocinio a spese dello Stato vanno presentate, quanto al COA Napoli, a mezzo pec secondo le modalità illustrate da ultimo con nota del 13/6/2016.

Tale modalità – che si sostanzia nella compilazione di un modulo online che restituisce all’esito un documento da sottoscrivere digitalmente ed inviare a mezzo pec, secondo quanto più approfonditamente descritto nel documento scaricabile da questo link – genera al termine della procedura un numero provvisorio di protocollo.

E’ altrettanto noto che l’iscrizione a ruolo di procedimenti nei quali gli istanti abbiano richiesto l’ammissione a tale beneficio può avvenire anche mediante il deposito della ricevuta di presentazione dell’istanza di ammissione.

Orbene, la Cancelleria del Tribunale di Napoli segnala che l‘iscrizione a ruolo in attesa di emissione della delibera del COA va necessariamente corredata con l’allegazione del messaggio PEC col quale la segreteria dell’Ordine comunica l’attribuzione del numero di protocollo definitivo ed avverte che, in assenza di tale documento informatico, l’iscrizione a ruolo sarà respinta ai sensi dell’art. 285, comma 4, del DPR 115/2002 ritenendo inevaso il pagamento della marca da euro 27,00.